LGNET3Roma è un progetto di Roma Capitale gestito da Arci Solidarietà che rafforza il sistema di accoglienza e integrazione socio-sanitaria delle persone migranti e rifugiate sul territorio romano. Questa è una rubrica di Mandragola e Liceo classico Dante Alighieri di Roma, che racconta storie di persone migranti, per imparare a conoscere le persone e andare oltre gli stereotipi.
Giulia ha 24 anni e dal mese di giugno 2025 è impiegata in qualità di operatrice di Servizio Civile nel progetto LGNET-3. È attualmente iscritta al terzo anno della facoltà di Servizio Sociale e Sociologia dell'università RomaTre e, proprio per via del suo percorso di studi, ha deciso di candidarsi per il servizio civile con Arci Solidarietà, cooperativa che dalla sua nascita lavora per il supporto alle fasce più vulnerabili della popolazione.
Quando hai iniziato a lavorare nel progetto LGNET-3, quali idee o immagini sul tema della migrazione ti sei resa conto di dover rimettere in discussione per prima, anche come studentessa di Servizio Sociale e Sociologia?
Per via del mio percorso di studi mi sono trovata a frequentare delle lezioni con dei professori molto interessati al tema. Il tema dell'immigrazione, nello specifico, è un tema che ho sempre percepito come importante e ricordo di questo esame che diedi un paio di anni fa, sociologia dell'educazione, in cui il professore aveva deciso di vertere sulla l'argomento delle migrazioni. Ricordo la storia di queste donne nigeriane che si ritrovavano in Italia senza i giusti percorso di integrazione; nacque questo progetto nel nord Italia in cui queste donne che avevano già vissuto in Italia per qualche tempo cercavano di accompagnarne altre in un percorso di inclusione con la comunità del territorio, a partir dalla scuola di italiano, ma anche nei confronti delle cose più burocratiche, come i documenti per il soggiorno. Durante questo esame mi sono accorta che avevo sempre guardato al tema dell'immigrazione in maniera astratta, quando si parla con le persone che hanno un background migratorio molto difficile e pesante si rischia di rimanere legati a concetti che si trovano scritti solo sui libri, Lgnet invece mi ha dato l'opportunità di guardare in volto queste persone e riconoscere che le cose scritte sui libri rendono poco l'idea di ciò che queste persone vivono davvero.
Nel racconto pubblico si parla spesso di “numeri” e “emergenze”: cosa cambia quando invece si entra in contatto diretto con le storie e le vite quotidiane delle persone migranti che incontrate nel progetto?
Bisogna abbandonare i concetti astratti della migrazione, smettere di parlare solo di flusso e viaggi della speranza. È importante conoscerle queste persone e cercare di sapere più cose possibili della loro vita, ma soprattutto non vittimizzare. Hanno storie di sofferenza estrema ma hanno anche bisogno di ricominciare qui, è chiaro che è difficile ricominciare e quindi quando si rivolgono agli operatori del sociale è importante non cadere nella vittimizzazione e cercarle di supportarli in ciò di cui hanno realmente bisogno.
C’è uno stereotipo sulle persone migranti che incontri spesso nel dibattito pubblico e che il tuo lavoro quotidiano smentisce in modo particolarmente evidente?
Si, diversi. Mi viene in mente che soprattutto con alcune politiche, come il decreto flussi, vengono aperti posti disponibili per far arrivare queste persone in maniera regolare. I lavori che poi queste persone si ritrovano fare sono molto spesso nel settore della ristorazione o nei campi a raccogliere frutta e verdura a prezzi umilianti che troviamo al supermercato. Eppure spesso queste persone hanno già compiuto nel loro paese dei percorsi di studi e sono già specializzati in qualcosa, ma arrivano qui l'unica possibilità che hanno è fare un lavoro che denigra il loro percorso. Lo stereotipo delle persone migranti senza istruzioni non è assolutamente fedele alla realtà. Mi sono trovata diverse volte a parlare con persone che hanno studiato tantissimo, molto più di me. Io però ho la possibilità di continuare il mio percorso di studi e loro no, solo per fatto che sono più fortunata di loro per via del posto in cui sono nata, questo è ingiusto.
Dal tuo punto di vista di operatrice di Servizio Civile, quali sono gli ostacoli più invisibili che le persone migranti affrontano nel percorso di integrazione, e che raramente vengono raccontati?
Sicuramente gli ostacoli burocratici, banalmente anche per noi è difficile ccapire come richiedere una tessera sanitaria o una carta di identità, pensate arrivare qui e non conoscerla lingua, ritrovarsi in questura a fare una richiesta di protezione dallo Stato italiano e poi non riuscire più a capire in quale ufficio recarsi, con quali e persone parlare per capire quali sono gli step successivi. Il progetto Lgnet in realtà fa proprio questo, va incontro alle persone per facilitarle nello svolgimento di pratiche varie, tra cui quelle burocratiche.
Raccontare storie, come fa questo podcast, può davvero aiutare a superare gli stereotipi: secondo te cosa può imparare chi ascolta, soprattutto i più giovani, dal contatto con queste esperienze?
Sono convinta che toccare con mano queste storie e conoscere queste persone possa aiutare tantissimo tutti, non solo i giovani, a non guardare le persone migranti con la narrazione che spesso ce ne fanno social media e la televisione. Quando si ascoltano queste storie e ci si rende conto che sono storie di abbandono della propria terra, della famiglia degli affetti della vita ci si rende conto che sono persone prima di tutto da ascoltare.
