L’indice dei prezzi alimentari, pubblicato dalla Fao annualmente, tiene traccia delle variazioni mensili dei prezzi internazionali delle materie prime, e ad aprile è salito per il terzo mese consecutivo. Per l’agenzia Onu, lo shock alimentare si manifesterà in più fasi: prima fase l’energia, seconda i fertilizzanti, terza le sementi, quarta i raccolti più scarsi, quinta i prezzi delle materie prime e sesta, quella in cui siamo già entrati, l’inflazione alimentare che colpisce i consumatori. Come sempre, a pagare le conseguenze più pesanti saranno i Paesi meno economicamente sviluppati: in Asia, Africa e America, più esposti anche perché per rigenerare il terreno e aumentare la produttività, sono i principali consumatori di fertilizzanti azotati che acquistano dal Qatar, Arabia Saudita e Russia.
Maximo Torero, capo del settore economico della Fao, allarma: “Iniziamo a pensare a modi per aumentare la capacità di assorbimento dei Paesi, a come migliorare la resilienza dei singoli Stati, al fine di minimizzare i pontenziali effetti della crisi”. Il giorno dopo la presentazione del piano d’azione della Commissione Europea sui fertilizzanti, atteso da mesi soprattutto dal settore agricolo, che su questa nuova missione aveva riposto molte aspettative, arriva l’allarme Fao. I punti UE mirano a misure strutturali e di lungo periodo, quali il riciclaggio del letame, la valorizzazione dei rifiuti agricoli, un’economia circolare applicata all’azoto e lascia invece fuori le leve con effetti immediati. Le misure proposte dall’agenzia per calmierare i prezzi sono misure più politicamente rischiose ma con una crisi alimentare globale alle porte potrebbero essere l’unica soluzione: sospendere i dazi sulle importazioni di fertilizzanti dalla Russia e Bielorussia o eliminare la tassa sul carbonio alle frontiere dell’UE.
