Il percorso universitario di Lettere Moderne alla Sapienza Università di Roma richiede a tutte le studentesse e gli studenti di acquisire 4cfu/100 ore, o crediti formativi, nelle AAAF, altre attività alternative formative, al fine di completare lo studio, e ho scelto il tirocinio nella redazione di Zai.Net.
Che sia per il desiderio di scrivere o perché tra gli sbocchi lavorativi della laurea in Lettere rientra anche il giornalismo, l’idea di lavorare in una redazione mi ha sempre allettata. Il primo ricordo del liceo vissuto fuori dai banchi è la riunione mensile del giornale d’istituto, in cui a 14 anni mi scervellavo per cercare una notizia da raccontare, o le ore passate tra i corridoi perché io e i miei amici dovevamo “stampare e consegnare il giornale”, cosa che era più appetibile delle lezioni di fisica, che ancora mi risulterebbero incomprensibili. Ricordo di aver sempre scritto, e spesso anche con il desiderio di informare e creare spazi narrativi di riflessione, ma la ragione per cui mi sono avvicinata alla redazione di Zai.Net era una domanda e una risposta. “Ma io so scrivere per un giornale? So fare giornalismo?” E la risposta era no, perché per fare giornalismo, e il giornalismo si fa prima di tutto, bisogna imparare a pensare, comunicare e scrivere come vuole la professione. E questa è una cosa che non si trova né nei libri né nelle velleità narrative personali.
“Direi di partire da questa richiesta, tra un’ora mi consegni un articolo sul referendum di domenica?”. La prima giornata di tirocinio è iniziata con quella che per me era una prova, ma che ho scoperto nel tempo essere la realtà di questa professione. Informarsi, raccogliere le fonti più attendibili, capire quello che si sta leggendo, riscrivere e controllare sono i passaggi che la condivisione di un fatto o un’informazione richiede ma il tutto in uno spazio temporale che non sta ad aspettare noi e che è interessato prima di tutto a chi legge. Precisione, chiarezza, onestà e velocità, questo mi ha insegnato la giornalista Chiara Di Paola e Zai.Net nel loro progetto di media literacy: mettere in primo piano il pubblico di lettori e lettrici target del giornale e insegnare ai giovani a navigare e scrivere consapevolmente nel web. Ho sempre pensato che per scrivere un bel pezzo fosse necessaria una lingua eccellente, una conoscenza dell’argomento totale, come argomentazioni sostanziose per guidare alla corretta comprensione di un evento. Scrivere per una redazione mi ha permesso di comprendere che la vera guida alla lettura lascia lo spazio alla riflessione non appesantita degli argomenti. Se rileggo i miei primi articoli, la prima cosa che mi salta all’occhio, ora abituato al corretto giornalismo, è che è stancante leggerli e che non rispettano la lingua dell’informazione nel mondo contemporaneo.
Un aspetto rilevante della comunicazione odierna è che lo spettro delle possibilità informative si è arricchito a dismisura. Esiste il giornale su carta, esiste l’informazione sul web, l’intervista in tv, come la trasmissione di eventi scritta sui social, mezzo che ha modellato il nostro modo di recepire gli stimoli dal mondo esterno, il tasso di attenzione e i gusti personali, e quindi il modo di presentare le notizie. In questi mesi mi sono dedicata alla redazione di articoli per il web, spaziando in argomenti e modalità di trasmissione dell’informazione, e ho avuto la possibilità di imparare che Internet e l’informazione su Internet ha una sua lingua: il linguaggio SEO. Leggere sul web non è un’esperienza al pari della lettura di un libro: su Internet l’attenzione è minore, vogliamo informazioni coincise e le risposte che ci aspettiamo dirette e sempre rintracciabili. In tale situazione la lingua che usiamo per narrare non può rimanere la stessa che useremmo per un tema, una pagina descrittiva e il SEO propone questo: mette insieme le necessità del lettore moderno sul web (smartphone, tablet, computer) e quelle dei motori di ricerca, che rispondono a loro algoritmi interni. Dalla parola chiave a un titolo facile da individuare, dalla suddivisione in paragrafi alla ricerca di parole da mettere in grassetto, così accanto a uno stile pulito, non ridondante e diretto sono alcuni degli accorgimenti che ho imparato scrivendo, tanto e velocemente, riscrivendo quando sbagliavo e ascoltando i consigli, per poter trovare il mio modo di rispondere alle richieste del web senza dover azzerare la personalizzazione linguistica.
Il tirocinio in Zai.Net mi ha permesso di partecipare attivamente al progetto europeo di Ways of Europe nella sua tappa di Barcellona. Si tratta di un progetto finanziato dalla Commissione Europea che promuove la solidarietà, il dialogo e la creazione di spazi per l’espressione delle realtà minori. L’esperienza si è rivelata incredibilmente stimolante fin dai primi momenti: nelle vesti di giovane reporter ho preso parte e annotato momenti e riflessioni nati dalle attività svolte nei singoli incontri. Le varie tappe di Ways of Europe hanno un obiettivo finale: redigere un manifesto da presentare in Commissione Europea, che testimoni l’assiduo lavoro e le proposte d’azione delle singole organizzazioni coinvolte nel promuovere l’inclusione e la democrazia nei paesi ospitanti il progetto. Al fine di concludere ciò, ogni incontro è pensato per stimolare la riflessione sui problemi del presente e per mettere in pratica possibili percorsi quotidiani per un’educazione volta al rispetto e la valorizzazione di tutte le individualità. Mi sono ritrovata in tavole rotonde con chi aiuta migranti a Calais, a fare giochi di ruolo con chi ridà vita a bambine vittime del circolo della prostituzione minorile, a pensare a come immagino un quartiere con chi lotta per l’inclusione del popolo gitano. Essere immersa in un tale lavoro mi ha insegnato a curare la comunicazione, a orientarmi nelle discussioni di gruppo e ad ascoltare attivamente l’altro. Sogniamo tutte e tutti un mondo orchestrato dalla democrazia ma riflettere e parlare di tutte le sue sfaccettature richiede un’attenzione estrema, che solo un’esperienza come questa mi ha permesso di provare. Se davanti a queste forme di attivismo e coraggio mi sono sentita timidamente piccola, sono state l’esperienza che da giovane cittadina del mondo mi ha ricordato quanto spazio di azione aspetta la mia e le seguenti generazioni. Ognuno nella modalità che gli risulta più adeguata, dalla danza all’insegnamento, dalla psicologia alla scrittura, soprattutto questa mi sento di dire, perché le storie da raccontare sono ancora tante e per farlo bisogna usare tutti gli strumenti a disposizione e al nostro meglio.
