Ways of Europe verso l'Assemblea transnazionale a Torino
Il 23 e 24 giungo Àltera ospiterà l'evento di respiro europeo: ne parliamo con Luciano Scagliotti
Alessandra Testori | 5 giugno 2026

Il 23 e 24 giugno Torino ospiterà la Transnational Assembly, un momento centrale del progetto Ways of Europe. L’iniziativa riunirà partecipanti e giovani ambassador da tutta Europa, in un percorso di confronto che punta a trasformare il lavoro svolto negli ultimi due anni in proposte e raccomandazioni rivolte ai decisori politici.

Un aspetto centrale dell’evento sarà il modello di Assemblea partecipativa adottato: sperimentato già in diversi contesti, rappresenta una delle pratiche più interessanti nel campo della partecipazione democratica. L’obiettivo non è soltanto discutere temi e idee, ma sperimentare modalità di confronto strutturate, inclusive e orientate alla costruzione collettiva delle decisioni.

Per gli organizzatori, infatti, questo tipo di metodologia potrebbe rappresentare non solo uno strumento utile per il progetto, ma anche una pratica da estendere e rafforzare a livello istituzionale; allo stesso tempo, l’assemblea vuole offrire ai partecipanti un’esperienza concreta di cittadinanza attiva.

Ne abbiamo parlato con Luciano Scagliotti di Àltera.

A Torino porterete un modello di Assemblea partecipativa transnazionale già sperimentato in altri contesti. In che cosa consiste concretamente questo metodo e perché avete deciso di inserirlo nel progetto Ways of Europe?

Il metodo è quello, adattato alle circostanze e alla dimensione di Ways of Europe, della democrazia deliberativa. Riuniremo un gruppo diversificato di persone  provenienti da diversi paesi dell'UE,  strutturando i lavori in tre fasi: expert inputs equilibrati di studiosi, studiose, attiviste e attivisti; discussione facilitata in piccoli gruppi; co-creazione di raccomandazioni comuni. All’interno del progetto l’Assemblea mira, dopo le tappe di Bruxelles, Lampedusa, Calais, Budapest e Barcellona, a fondere le istanze raccolte in tutta Europa in un unico spazio di elaborazione collettiva.

Avete parlato di uno strumento che potrebbe essere anche “istituzionalizzato”. Cosa significa? Pensate che pratiche di questo tipo possano entrare stabilmente nei processi decisionali pubblici?

Significa creare canali stabili, normati e permanenti attraverso cui le raccomandazioni delle assemblee dei cittadini e delle cittadine incidano obbligatoriamente sull’agenda politica delle istituzioni (locali ed europee), anziché esaurirsi in eventi isolati. Un processo che riduce la distanza tra istituzioni e società civile trasformando la partecipazione da “concessione” a necessità democratica.

L’Assemblea servirà anche a trasformare due anni di lavoro del progetto in raccomandazioni rivolte ai decisori politici. Quanto conta, oggi, creare spazi in cui le persone possano partecipare direttamente alla costruzione delle proposte?

Creare questi spazi è vitale per la tenuta democratica, in un contesto di polarizzazione politica e culturale, sfiducia nelle istituzioni e restrizione dello spazio civico. Costruire percorsi di elaborazione proattiva e di comprensione della complessità e interconnessione dei problemi, al fine di formulare proposte azionabili, dimostra che la democrazia può davvero essere partecipativa, inclusiva e rappresentativa. Si tratta di restituire alle persone l’agency politica sulle scelte che determinano il futuro delle società e del pianeta.

Per chi prenderà parte all’Assemblea, questa esperienza può diventare anche uno strumento da riutilizzare altrove? Che tipo di competenze o consapevolezze sperate lasci ai partecipanti?

L’Assemblea è concepita come un incubatore di pratiche. Le persone partecipanti sperimenteranno un metodo di lavoro esportabile nei propri contesti: da quelli associativi e di quartiere (la democrazia inizia negli spazi quotidiani) fino ai governi locali e nazionali. Al di là delle competenze tecniche, confidiamo nel rafforzamento della prospettiva intersezionale e critica (capace di vedere le connessioni e la natura sistemica di discriminazioni e oppressioni) e nella maturazione di un orizzonte democratico transnazionale.