A scuola per conoscerci, il progetto che difende gli studenti LGBTQ+
A Zai.Time il Prof. Zotti, responsabile dell’attività nelle classi per contrastare il bullismo: “L’Italia è ancora indietro rispetto agli altri paesi europei”
Redazione | 4 November 2022

In Friuli Venezia Giulia il 43% di ragazzi intervistati ha dichiarato di aver assistito ad atti di bullismo nei confronti di coetanei gay almeno una volta nella vita. Alla luce di questa indagine allarmante realizzata dall’Università degli Studi di Trieste e sulla base delle testimonianze dirette è nato, una decina di anni fa, il progetto, sostenuto da Arcigay Arcobaleno Trieste Gorizia Onlus, Arcigay Friuli e Lesbiche Unite del Nord Est – Lune Aps,  “A scuola per conoscerci” per dire no al bullismo nelle scuole. 

Insieme ad un’ampia rete di scuole del Friuli Venezia Giulia e con il contributo delle istituzioni (Regione, Comuni, Province, Università, Ufficio Scolastico Regionale, Aziende per i Servizi Sanitari) il progetto ha l’obiettivo di sensibilizzare le giovani generazioni sulle tematiche relative alla comunità LGBTQ. Le attività consistono nell’attuare degli interventi didattico- educativi finalizzati alla prevenzione e al contrasto dell’omolesbobitransfobia e del bullismo omolesbobitransfobico a scuola.

Bullismo fisico e psicologico nelle scuole 

A parlarne il Prof. Davide Zotti, Docente di Filosofia e Scienze Umane, autore di diverse pubblicazioni sul tema LGBTQ+ e responsabile del progetto nelle classi degli istituti del Friuli Venezia Giulia che, ai microfoni di Zai.Time, ha spiegato: “L’obiettivo delle attività è dare visibilità alla tematica. Si tratta di un progetto che è nato 14 anni fa e vuole affrontare il problema del bullismo a scuola nei confronti di ragazzi gay, lesbiche e transgender. Purtroppo dall’analisi e dal sondaggio svolto è emersa una presenza di fenomeni di bullismo che va dalla violenza verbale e fisica all’isolamento, episodi che impattano sulla vita delle vittime. Il progetto sta andando avanti da molti anni perché la nostra presenza viene richiesta nelle scuole”. 

Sul tipo di attività svolte: “Noi entriamo nelle classi con la psicologa e con i volontari LGBTQ+ e facciamo informazione, ma dall’altro lato formiamo anche il personale delle scuole su questi temi dando strumenti su come affrontare un fenomeno di bullismo e su come creare una condizione inclusiva in classe, oltre a come mostrare solidarietà nei confronti della comunità. Purtroppo sono cose che nelle scuole, pur stando nel 2022, vengono ancora ignorate”.

Italia indietro sulle tematiche LGBTQ+

Zotti, sulla base della sua esperienza diretta, ha inoltre dichiarato: “Il livello nelle scuole italiane è molto basso e si fa purtroppo anche politica su questi temi. In Italia si fa poco rispetto a quello che viene fatto in Inghilterra e Spagna e si fanno poche attività a livello nazionale di tipo strutturale. Le associazioni fanno un lavoro importante e ce la mettiamo tutta in questo “deserto che c’è”.

Da professore un consiglio agli altri docenti: “Chi ha responsabilità educative e chi si relaziona con le giovani generazioni dovrebbe seguire due regole: stigmatizzare gli insulti e inserire nel lessico le categorie LGBTQ+. Purtroppo nei dialetti c’è un ricco repertorio di insulti verso le persone LGBT o percepite come tali. Gli educatori devono stigmatizzare queste parole che spesso sono molto presenti nel linguaggio. Il consiglio che mi sento di dare ai docenti è anche quello di legittimare le categorie come gay, lesbiche e trasgender, legittimando quindi gli stati di fatto che non devono essere percepiti come insulti. Questi termini devono entrare nel linguaggio per rendere l’ambiente più inclusivo”.