Dove sei? Con chi sei uscito? Tra quanto torni? Se avete più o meno dodici anni, avrete riconosciuto subito queste domande: sono quelle che ci fanno i nostri genitori ogni volta che mettiamo piede fuori casa. Per non parlare delle telefonate ogni mezzora: se da più piccoli avremmo dato qualsiasi cosa pur di avere uno smartphone, quando siamo in giro con gli amici vorremmo solo tornare all’epoca in cui non esistevano i cellulari.
Però c’è da dire che, in effetti, in quegli anni il mondo non era pericoloso come oggi. Basta andare su internet, o accendere il telegiornale, per sentire mille notizie di cronaca nera che riguardano anche ragazzi o bambini piccoli. E poi basta attraversare la strada per rendersi conto di come tante persone guidino rapidamente oggi, senza un minimo di rispetto verso i pedoni, le bici o le altre macchine. In fondo, è normale che i nostri genitori si preoccupino per noi: ci vogliono bene.
Quello che li spaventa di più è se usciamo dal nostro quartiere o se facciamo tardi, come se la lontananza temporale e geografica fossero la più grande minaccia alla nostra vita. A noi, però, di solito non fa paura: siamo quasi sempre in gruppo e non andiamo mai tanto lontano. E se vediamo qualcosa che ci fa paura, cerchiamo subito il punto con più gente. Infatti nel nostro quartiere, i Giardinetti, ci sentiamo protetti, a casa.
Ma una casa va tenuta in ordine, va rispettata, va amata. Purtroppo ci sembra che la nostra zona non sia molto amata: le macchine non ti fanno mai attraversare, tagliano la strada e parcheggiano anche sul marciapiede. Eppure sembra tutto pensato solo per loro: i marciapiedi sono pochi, le piste ciclabili zero! Sarebbe bello poter andare a scuola in bici o in monopattino senza rischiare incidenti, e ci piacerebbe anche, usciti da lì, poter andare a giocare a calcio o a basket in un campetto sportivo. Insomma, a noi piacerebbe vivere il nostro quartiere come se fosse davvero la nostra casa, dove sentirci tranquilli e al sicuro.
