La scuola italiana (dis)educa al sesso
Ho chiesto ai miei compagni di classe cosa ne pensano della possibilità di introdurre l'educazione sessuale nelle scuole
Annarita Ciobanu | 3 May 2022

L’Italia è uno dei pochi stati europei a non fornire un programma di educazione sessuale scolastico, nonostante sia uno dei diritti umani sanciti dalle Nazioni Unite.

L’Italia sembra avere un vero e proprio rifiuto verso questa disciplina, la quale potrebbe salvare moltissimi giovani da spiacevoli incidenti, poiché nonostante ci siano delle linee guida per metterla in atto ancora non è previsto un programma scolastico. Ma ovviamente non è sola, anzi ad affiancarla in Europa ci sono Lituania, Cipro, Romania, Bulgaria e Polonia. Però bisogna andare più nel dettaglio e spiegare in cosa consiste l’educazione sessuale, poiché molti giovani pensano si tratti soltanto di farsi spiegare come mettere un preservativo. L’educazione sessuale, che viene spiegata da esperti come sessuologi, serve non solo a fare ciò che è stato precedentemente detto sopra, ma ad aumentare la consapevolezza del proprio corpo, dei rischi ai quali si può essere esposti e dunque incrementare l’attenzione verso il proprio benessere è quello degli altri; ma soprattutto può essere oggetto di inclusione, come giustizia sociale e approfondimenti riguardo il revenge porn e violenza sessuale.

All'estero

Il primo paese al mondo a mettere in atto un piano del genere è stato proprio la Svezia, la quale sin dal 1956 ha deciso di renderla materia obbligatoria, riportando moltissimi benefici sui diversi individui. Il suo modello è stato poi seguito da Danimarca, in cui è presente proprio “La settimana del sesso”, e poi dalla Germania e altri. A fronte di ciò moltissimi studi, ad esempio dell’Oms, Murd, Trummal, abbiano visto un incremento dell’uso dei contraccettivi e perciò un calo significativo della trasmissione dell’HIV e altre malattie sessuali tra i giovani di 15-24 anni in Estonia, Germania e Olanda.

In Italia

In Italia invece si è ancora fermi nonostante i diversi disegni di legge, il primo addirittura risalente al 1975. Dunque non si giunge ad un cambiamento radicale anche a causa dell’opposizione del Miur, ma anche della Chiesa e di quei genitori fortemente cattolici, i quali ritengono ancora che il sesso sia un qualcosa di sporco e dedito solo alla riproduzione o che bisogni parlare di queste cose solo in famiglia. Ma bisogna dire che di sesso tra i banchi di scuola si è sempre parlato, tra alunni; pertanto sarebbe ottimo un coinvolgimento da parte di qualcuno che si trova per una volta dall’altra parte della cattedra. Infatti la scuola è proprio il luogo dedicato all’insegnamento, perché non insegnare anche ciò?

Ma i giovani di tutto questo cosa ne pensano?

Ecco le voci di alcuni miei compagni di classe. Maria per prima si è espressa a favore di un programma del genere all’interno delle scuole, proprio perché vorrebbe acquisire maggiore consapevolezza dei rischi, conoscere al meglio tutte le vie di contraccezione, le quali sono ormai innumerevoli e alcune sono più adatte di altre alle diverse esigenze. Infatti lei ha anche continuato dicendo che non li conosce tutti (i contraccettivi), ma soprattutto non conosce le modalità d’uso di tutti quanti. A lei si sono affiancate anche Giulia, Sara, Marco, Francesco, Gabriele e tanti altri; addirittura uno di loro affermando che, come molti altri, non saprebbe riconoscere i sintomi di qualche malattia sessualmente trasmissibile e di fronte ad una situazione simile si troverebbe in difficoltà. Invece Edoardo e Giorgia hanno affermato che bisogni iniziare sin da piccolo questo discorso, ovviamente adattandolo alle diverse fasce d’età, prima di tutto a casa e proseguire poi a scuola, con l’ausilio di un esperto in grado di fornire risposte concrete e certe. I giovani di conseguenza sentono sempre di più l’urgenza di un cambiamento e di poter avere accesso a questo tipo di programma il prima possibile.