Rivoluzionare la cura: la storia di Tamara e Nikolett
Le attiviste ungheresi raccontano un'altro modo in cui prendersi cura della comunità
Alessandra Testori | 10 marzo 2026

Per secoli si è creduto — o, piuttosto, è stato comodo credere — che le donne fossero propense alla cura del prossimo per natura, per una sorta di innato istinto materno esteso a tutto il genere umano. Ma la risposta a questo paradigma malsano, che generazione dopo generazione ha imprigionato le nostre antenate entro le mura domestiche, non è certo l’indifferenza verso l’altro.

La cura, infatti, può essere un’arma molto potente, forse quella più temibile, quando è frutto di una scelta ed è esercitata con consapevolezza. Una prova concreta di questa prospettiva si legge nell’esperienza delle attiviste ungheresi di Ways of Europe.

Per Tamara Jara Soto, arrivata a Budapest dal Cile per studiare, l’incontro con la Subjective Values Foundation è stato prima di tutto la risposta a un’esigenza personale: trovare un modo per sentirsi parte della città e contribuire concretamente alla comunità in cui viveva.

Entrata nella fondazione circa un anno fa, Tamara ha scoperto un team in cui collaboratrici e tirocinanti, prevalentemente donne, lavorano fianco a fianco ogni giorno per promuovere la diversità culturale, l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva. Sotto la guida della project manager Tuqa Kamal, la fondazione procede grazie a cooperazione, empatia e solide competenze organizzative, prendendo forma nel contatto diretto con giovani donne, migranti e persone a rischio di esclusione.

Per Tamara, ciò che rende preziose queste esperienze è la dimensione umana: la capacità di creare spazi in cui le persone possano incontrarsi, raccontarsi e sentirsi ascoltate. È questa convinzione a muovere il lavoro della fondazione: la certezza che la partecipazione nasca da relazioni autentiche e che, trasformando gli ideali europei in esperienze concrete, la leadership femminile possa ispirare un cambiamento sociale duraturo.

La propria comunità può diventare il palcoscenico sul quale prendono vita pratiche di solidarietà e sostegno. Ma per qualcuno, quel palco è reale, fatto di travi e chiodi di ferro. Per Nikolett Gábri, il teatro è stato per anni un luogo di trasformazione personale, di sperimentazione di nuove prospettive.

Oggi questa esperienza guida il suo lavoro con la Faktor Terminal Association, dove utilizza le arti applicate, soprattutto metodi basati sul teatro, per sostenere la crescita personale delle giovani. Insieme alla direttrice artistica Marta Schermann, Nikolett ha condotto laboratori con ragazze in contesti complessi, come l’istituto penale minorile di Rákospalota e la Casa Speciale per l’Infanzia di Esztergom.

Al centro degli incontri, esercizi creativi pensati per aiutare le partecipanti a immaginare il proprio futuro e a raccontarlo. In una delle attività più intense, le ragazze sono state invitate a visualizzarsi come barche in viaggio, riflettendo sulla propria direzione, sulle emozioni e sulla possibilità di scegliere la rotta. Dopo la fase riflessiva, le ragazze hanno espresso le proprie esperienze attraverso il disegno o la discussione, condividendo immagini molto personali dei loro futuri immaginati.

Per Nikolett, momenti come questi rappresentano un potente promemoria di quanto sia essenziale creare spazi in cui le giovani possano dare voce a speranze, paure e possibilità per la propria vita. Perché attraverso l’analisi e la condivisione, l’arte performativa diventa uno strumento di empowerment reale, capace di rafforzare autostima e consapevolezza.

La solidarietà europea non nasce dall’alto, nelle istituzioni, ma opera silenziosamente ogni giorno. Decine, centinaia di donne come Tamara e Nikolett si prendono cura quotidianamente della propria comunità: tante hanno trasformato la propria passione in azione collettiva, creando luoghi di ascolto e supporto per chi rischia di restare ai margini. Un lavoro di cura non imposto, ma frutto di una scelta consapevole, che mostra come aiutare il prossimo non sia una conseguenza naturale ma il risultato di cooperazione, costanza ed empatia, ma soprattutto di convinzione e passione.