Innumerevoli volte, dopo aver letto l’ennesimo caso agghiacciante e violento, ci si chiede se il carnefice sia stato giustamente dichiarato come infermo mentale oppure sia in realtà una persona sana che ha commesso un atto orribile. Non sporadicamente, infatti, ci sono stati dibattiti su molti casi di cronaca nera: ad esempio ha fatto molto scalpore il noto femminicidio di Giulia Cecchettin, dove la principale domanda era se Filippo Turetta, l’assassino, fosse un malato mentale o un figlio sano del patriarcato. Ma in ambito giuridico, qual è la linea che definisce ciò?
La prima parola chiave di cui dobbiamo trattare è imputabilità, il fattore che determina se si può applicare la pena o meno: secondo il Codice penale, è imputabile chi ha le capacità di intendere e di volere, per il motivo che, secondo l’articolo 85, nessuno può essere punito per un fatto previsto dalla legge come reato se nel momento in cui lo ha commesso non era imputabile. La “capacità di intendere” è comprendere il senso delle proprie azioni e le conseguenze che possono derivarne, cioè la capacità di muoversi nel mondo senza una distorsione della realtà; invece, la “capacità di volere” attiene al momento volitivo ed è la capacità di autodeterminarsi, cioè, saper scegliere ciò che è giusto fare e ciò che non lo è. Se non c’è imputabilità, significa anche che quella persona non riuscirebbe a cogliere la funzione rieducativa della pena. Affinché ci sia punibilità però sono necessarie ulteriori condizioni: che il fatto realizzato sia conforme al fatto descritto dalla norma incriminatrice, che non intervengano le cause di giustificazioni e che tra l’autore del fatto e il fatto stesso realizzato intercorra un legame psicologico. Inoltre, devono anche essere trattati due elementi soggettivi: dolo e colpa. Il dolo è l'intenzione e la volontà di commettere un fatto illecito, mentre la colpa è la realizzazione di un evento dannoso non voluto, ma derivante da negligenza, imprudenza, imperizia o inosservanza di leggi. Da approfondire è anche il vizio di mente, cioè un’infermità patologica clinicamente accertabile, che si distingue in vizio totale, dove l’imputabilità è completamente esclusa, o parziale, dove c’è invece un’imputabilità ridotta che comporta quindi a una pena ridotta, come ci dicono gli articoli 88 e 89 del Codice pCronenale italiano, nei quali però non si nomina la malattia mentale, poiché è un termine clinico a cui appunto si preferisce infermità di mente, che invece è una nozione giuridica. Però è importante specificare che l’infermità mentale viene tenuta in conto quando ha inciso nel momento del reato sulle capacità di intendere e di volere.
L’elemento chiave per distinguere la delinquenza dalla malattia mentale è il movente: ad esempio come emerso dalla conferenza della Fondazione Massimo Fagioli “Psichiatria e Giustizia: malattia o delinquenza?", si possono distinguere due casi ipotetici: uno in cui un soggetto commette un reato per un fine di profitto ben preciso e uno che invece, dopo aver condotto una vita apparentemente normale, si ritrova improvvisamente a commettere reati caratterizzati da una violenza e una distruttività fuori dal comune senza un motivo o per motivi apparentemente incomprensibili. In psicologia, la violenza non è naturale condizione umana, ma una distorsione del rapporto con l’altro essere umano che in alcuni casi si può configurare malata.
Per riassumere tutto ciò, prendiamo come esempio i casi di cronaca nera di Vincenzo Lanni: quest’uomo nel 2015 accoltellò due pensionati senza motivo ma venne dichiarato come semi infermo mentale, scontando così solo 8 anni in carcere e 3 anni in una struttura psichiatrica dove fece un percorso di cura. Venne detto affetto da semi-infermità mentale poiché il reato fu commesso durante un episodio schizoide, dove Vincenzo infatti disse “non ero in me” e infine, appena commesso il reato, si consegnò alla polizia e confessò. Poi, dopo molti anni di cura, il 3 novembre 2025 tentò di uccidere a coltellate una donna che non conosceva personalmente, ma questa volta il reato era premeditato: infatti voleva colpire qualcuno che lavorava nel contesto finanziario poiché voleva vendicarsi del sistema che lo aveva fatto licenziare 12 anni fa.
