Intervista a Massimo Ascari: la cooperazione sociale per una società più giusta
Il presidente nazionale di Legacoop Sociali ha spiegato cosa significa fare impresa in modo consapevole
Alessandra Testori | 9 febbraio 2026

Massimo Ascari è presidente nazionale di Legacoop Sociali dal 2025. Parlare con lui significa guardare alla cooperazione sociale come a un modello capace di affrontare le sfide del presente — crisi ambientali, economiche e sociali — con risposte concrete e inclusive. Le cooperative sociali, infatti, costruiscono ogni giorno reti di solidarietà, lavoro dignitoso e inclusione, mettendo al centro le persone. Come ha detto Ascari nel suo discorso di insediamento: "Vogliamo una cooperazione che non solo cura e accoglie, ma che agisce con coraggio per trasformare la società". Con una lunga esperienza nel mondo del welfare e dell’economia solidale, Ascari vede nella cooperazione non solo un modello d’impresa, ma un modo per costruire giustizia sociale e dare voce alle comunità, con un’attenzione speciale ai giovani, che considera protagonisti del cambiamento.

Che cos'è Legacoop Sociali e, in generale, Legacoop, e cosa significa oggi, nel 2026, fare cooperazione sociale?

Legacoop Sociali è l’associazione che, all’interno di Legacoop, rappresenta il mondo della cooperazione sociale, ovvero quell’insieme di cooperative che operano nei servizi alla persona e nell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Nelle cooperative, l’attività economica viene svolta non per massimizzare il profitto, ma per rispondere ai bisogni dei soci: che siano consumatori, commercianti, produttori, lavoratori o abitanti. Nel tempo, la cooperazione ha saputo adattarsi e innovarsi, e oggi fare cooperazione sociale significa essere protagonisti di un'economia che mette al centro le persone e i territori, affrontando le grandi sfide del nostro tempo, dalle disuguaglianze alla transizione ecologica, con strumenti imprenditoriali ma finalità solidali. È un modo di fare impresa che coniuga sostenibilità, inclusione e democrazia economica.

I giovani spesso si sentono esclusi dal mondo del lavoro e dalla politica. In che modo le cooperative possono offrire spazi reali di partecipazione e protagonismo giovanile?

Mettere in pratica questi principi non è affatto semplice. Le sfide sono tante: la pressione del mercato, la necessità di essere competitivi, la scarsità di risorse. E poi c’è un’esigenza crescente di velocità, di risposte rapide, di adattamento continuo ai cambiamenti. Tutto questo rischia di entrare in tensione con i tempi della partecipazione e del confronto, che sono invece i tempi naturali della democrazia cooperativa. La vera sfida, quindi, è trovare un equilibrio: imparare a conciliare la rapidità richiesta dal contesto attuale con la pazienza e la profondità del pro- cesso democratico. Riuscire a farlo significa non solo re- stare fedeli ai nostri valori, ma anche renderli vivi, attuali e capaci di affrontare il futuro.

Molti giovani sono interessati a temi come ambiente, diritti civili, salute mentale. La cooperazione può offrire risposte concrete a queste urgenze?

Ci proviamo da sempre. La cooperazione sociale affonda le sue radici in un momento storico preciso e fondamentale: la chiusura dei manicomi, grazie alla rivoluzione culturale e civile guidata da Franco Basaglia. È da lì che nasce un nuovo modo di intendere la cura, l'inclusione e la dignità delle persone, soprattutto di quelle più fragili. Oggi, a distanza di decenni, il tema della salute mentale è ancora, e forse più che mai, un'urgenza. Viviamo in una società segnata dall’ipercompetitività, dalla precarietà, dall’isolamento, e sono soprattutto i giovani a pagarne il prezzo, spesso costretti in esperienze professionali tossiche, svuotate di senso e relazioni. In questo contesto, il ruolo della cooperazione sociale è essenziale. Dobbiamo essere onesti: ci troviamo a operare in condizioni sempre più difficili. La spesa sanitaria e sociale è sotto costante pressione, mentre i bisogni crescono e si diversificano. È un problema sistemico, che attraversa i governi e le stagioni politiche, e che rischia di mettere a repentaglio la tenuta dei servizi di base. Nonostante tutto, noi ci siamo. Con 2.600 cooperative associate in tutta Italia e con una nuova generazione di giovani motivati, preparati e pronti a raccogliere la sfida. Continuiamo a credere che un altro modo di fare impresa sia possibile: uno che metta al centro le persone, la dignità, la salute e la coesione sociale.

Su Zainet nasce “Socialmente bello”, la nuova rubrica mensile che racconta storie di chi lavora nel sociale ac- canto ai giovani. Ogni mese vi porteremo dentro esperienze autentiche, spesso poco conosciute, ma capaci di lasciare il segno. Lo faremo attraverso interviste a operatori e beneficiari, per dare voce a progetti e iniziative che meritano attenzione. Perché queste storie sono opportunità reali: per chi cerca un impegno concreto, un’es- perienza di servizio civile, o magari una strada nuova da percorrere nel proprio futuro. Non serve andare lontano per cambiare il mondo: basta iniziare da vicino, nelle scuole, nei quartieri, nei centri giovanili, nelle palestre popolari, nei circoli culturali. “Socialmente Bello” racconterà come il lavoro sociale ed educativo non è solo un mestiere: è una passione, una scelta, un modo per prendersi cura della città e delle persone, di sé stessi. E ha bisogno di energie nuove, di idee fresche, di sguardi come i vostri.