Mentre in questi giorni coppie di giovanissimi si scambiano i cuoricini di San Valentino, c’è un dato che dovrebbe farci fermare tutti: tra il 70% e il 79% degli adolescenti italiani chiede che a scuola si parli di educazione affettiva e sessuale. Lo dice la ricerca “L’educazione affettiva e sessuale in adolescenza: a che punto siamo?” realizzata da Save the Children Italia con IPSOS (2025-2026) e presentata il 12 febbraio. Le ragazze e i ragazzi lo chiedono, ma la scuola, oggi, risponde solo in parte: meno della metà (47%) riceve un’educazione strutturata su questi temi, e nel Sud la percentuale scende al 37%. Nel frattempo, il 47% degli adolescenti si informa online sulle pratiche sessuali. E non è un dettaglio secondario. Perché insieme alle informazioni circolano modelli, linguaggi, rappresentazioni delle relazioni che spesso normalizzano il controllo, la gelosia, la sopraffazione. Il 15% arriva a giustificare uno schiaffo come segno d’amore o di gelosia. Il 44% racconta di aver vissuto limitazioni nella propria vita sociale all’interno di una relazione. E chi cresce in famiglie conflittuali tende più facilmente a replicare comportamenti aggressivi. Non sono numeri astratti: sono segnali culturali. Molto prima che questi dati emergessero con tanta chiarezza, Fondazione Media Literacy aveva scelto di entrare nelle scuole con un progetto dal titolo semplice e potente: “Nel Rispetto dell’Amore”. Non era un ciclo di lezioni frontali. Era un percorso di libroterapia.
Si partiva dalle storie e dalle domande: attraverso la lettura condivisa di testi narrativi, ragazze e ragazzi venivano accompagnati a riconoscersi nei personaggi, a interrogarsi sulle dinamiche di coppia, a distinguere tra amore e possesso, tra attenzione e controllo. La distanza della finzione permetteva di parlare di emozioni vere: gelosia, dipendenza, paura di perdere l’altro, bisogno di approvazione. Leggere significava imparare a nominare ciò che spesso non ha parole; capire che uno schiaffo non è passione; che il controllo non è protezione; che il rispetto non è un accessorio dell’amore, ma la sua condizione. Oggi quell’impegno continua con “Voci Libere”, progetto attualmente in corso, sostenuto dal Comune di Roma, che mette al centro la parola degli adolescenti. Se “Nel Rispetto dell’Amore” partiva dalla narrazione letteraria, “Voci Libere” parte dall’esperienza diretta attraverso laboratori artistici condotti dall’Associazione MU-Se e dalla radio con la sua straordinaria possibilità di parlare, confrontarsi, portare dubbi, raccontare situazioni vissute o osservate. In un contesto in cui quasi la metà degli adolescenti cerca online risposte su affettività e sessualità, offrire luoghi educativi di confronto diventa un atto di responsabilità culturale, sì con i microfoni alla mano!
La ricerca di Save the Children parla di urgenza che è il risultato di anni in cui l’educazione affettiva è rimasta marginale, intermittente, affidata alla sensibilità dei singoli istituti o docenti.
Fondazione Media Literacy ha scelto da tempo di considerarla una priorità strutturale perché educare all’affettività significa intervenire prima che i modelli distorti si radichino; significa lavorare sulla prevenzione della violenza, sulla parità di genere, sulla gestione delle emozioni. E significa, soprattutto, dare a ragazze e ragazzi gli strumenti per riconoscere che l’amore non è controllo, non è possesso, non è paura: è rispetto.
