Liceo Made in Italy, cosa ne pensano i ragazzi?
La Premier Giorgia Meloni durante il Vinitaly lancia la proposta. Abbiamo chiesto ai ragazzi del Liceo Pascal di Pomezia cosa ne pensano
Redazione | 4 April 2023

In arrivo un nuovo istituto superiore con materie “italianizzate”. Un nuovo liceo, anzi “il” liceo, come dichiarato dal Premier Giorgia Meloni durante la 55esima edizione del Vinitaly di Verona. 

Una scuola dove studiare le dinamiche del commercio e dell’economia made in Italy, con un focus sul mondo dell’agricoltura e di tutto il settore agroalimentare: questa è la proposta avanzata dal leader del Governo. 

La Premier Meloni ha dichiarato: "Per me questo è il liceo, perché non c'è niente di più profondamente legato alla nostra cultura, ed è una delle ragioni per cui il governo lavora al "liceo del made in Italy. Faccio i complimenti a questi ragazzi, siete stati molto lungimiranti”. 

Un nuovo liceo è necessario o basterebbe potenziare gli istituti agrari già presenti?  Ne abbiamo parlato in diretta su Zai.Time con Matteo e Alessandro, ragazzi del Liceo Sportivo Pascal di Pomezia.  Matteo ha espresso la sua opinione: “Non è un concetto sbagliato perché un istituto professionale ti da l’opportunità di avviarti al mondo del lavoro, insieme alle competenze acquisite al liceo. Non è sbagliato valorizzare gli studi agrari soprattutto per promuovere il commercio made in Italy”. Opinione simile a quella di Alessandro: “L’Italia è piena di terre e terreni e si potrebbe aumentare il commercio e la produzione di prodotti locali”. 

Tuttavia il settore agrario e agroalimentare che, secondo il capo del Governo verserebbe in uno stato di crisi, resta il primo settore in Italia per occupazione, valore della produzione, valore aggiunto e investimenti, come sottolineato da uno studio condotto dalla Fondazione Edison. Inoltre poche ore dopo l’intervento della Meloni, è apparso un disegno di legge sul liceo del made in Italy, che si differenzia dall’agrario (valorizzato dalle parole della Premier) e dovrebbe essere un liceo economico e sociale, introdotto ai tempi della riforma Gelmini e che prevede una italianizzazione delle ore di economia, con focus sulla gestione delle imprese del made in Italy.