La storia si ripete ma ci raccontiamo che non è così
Ci raccontiamo che il passato non si ripeterà e che viviamo nel mondo più libero di sempre, ma dimentichiamo che la storia non si presenterà mai con lo stesso volto di 80 anni fa
Gaia Canestri | 20 gennaio 2026

Che le atrocità del passato non possano ripetersi nel mondo in cui viviamo oggi, guidato dalle parole democrazia e libertà, è una certezza di molti. Quello che in pochi immaginano è che di democrazia e libertà a volte c'è solo il nome, ma sotto, nella sostanza, si nasconde l'eco di quella storia buia che ricordiamo con parole che fatichiamo a pronunciare, come genocidio.

L'America vecchia amica della democrazia 

Potremmo chiederci ad esempio se la caccia all'immigrato portata avanti dall'ICE in America non sia a tutti gli effetti una vera e propria persecuzione che segue i soli criteri del pregiudizio e degli stereotipi: "hai la carnagione troppo poco bianca? Con molta probabilità sei un immigrato irregolare e ho tutto il diritto di trattenerti, anzi, di ucciderti se fai una mossa sbagliata". L'America non è stata la mamma della democrazia, ma una buona sorella per qualche secolo. Oggi detiene ancora quello status di Paese che ci ha liberati dalla stortura fascista e nazista il secolo scorso, e guai a dire che avrebbe bisogno di una bella strigliata dalla sua versione più giovane.

Non si tratta di una novità, l'I.C.E, o United States Immigration and Customs Enforcement, acquista importanza in seguito agli attentati del 2011 come agenzia federale che dipende dal Dipartimento di Sicurezza Interna. Si occupa principalmente di due task: "Operazioni di Controllo e Allontanamento" e "Indagini sulla sicurezza interna". Il primo obiettivo (e il più discusso) è quello di far rispettare le leggi sull'immigrazione, sostanzialmente si tratta di espellere immigrati privi di documenti sul suolo statunitense. Gli agenti possono quindi fermare, trattenere e anche arrestare persone sospettate di trovarsi in questa condizione. L'individuazione delle persone da fermare è a discrezione degli  agenti: se c'è il sospetto di immigrazione illegale tutto è concesso; persino l'uso della forza letale. Teoricamente quest'ultima sarebbe da considerarsi una soluzione in extremis solo in presenza di una minaccia imminente e grave, un rischio per l'incolumità pubblica o come conseguenza di crimini seri. Dai controlli per la sicurezza alla caccia all'uomo la distanza è poca: Renee Nicole Good, cittadina statunitense nata in Colorado, è stata uccisa a sangue freddo a Minneapolis dagli agenti ICE dopo aver fatto manovra con la sua auto (forse per allontanarsi), probabilmente spaventata. Era stata fermata, senza nessun motivo dichiarato, dagli agenti mentre si trovava nella sua auto. "È tutto ok, non sono arrabbiata con te" si sente dire dalla donna in un video rilasciato che ritrae gli ultimi momenti prima dell'uccisione. Le domande che sorgono sono tante: per quale motivo sarebbe stata fermata? Perché è stata uccisa? Se è vero che i motivi per il fermo sembrano abbastanza discrezionali (soggetti sospetti di immigrazione illegale o di terrorismo) ed è difficile contestarli ufficialmente, è vero anche che non sembrano altrettanto discrezionali quelli per sparare a sangue freddo; Renee d'altronde dal video non sembra nè aver minato l'incolumita pubblica, nè aver commesso un crimine serio e tantomeno appare come una minaccia grave e imminente.

L'agenzia in sè non mina l'assetto democratico dell'America: qualsiasi Paese democratico per garantire la sicurezza conduce controlli sul territorio nazionale. Il problema non è neanche l'individuazione dei soggetti sulla presunta irregolarità (anche in Italia vengono condotti controlli a campione o per sospetti di varia natura dalle Forze dell'ordine). Questi controlli diventano un ostacolo per la democrazia quando il vero filo conduttore delle indagini diventano gli stereotipi, i pregiudizi e la diffidenza verso chi non ci assomiglia. Ne è un esempio eclatante il video virale sul web in cui una donna bianca fa una segnalazione all'ICE per un uomo che viene definito "molto grosso e nero" (i presunti motivi di immigrazione illegale/terrorismo). Peccato che si tratti di un nativo americano. Insomma: una donna americana chiama l'ICE per far espellere dal Paese un uomo le cui radici risalgono a prima ancora che l'America si chiamasse America, con relativa bandiera a stelle e strisce. Non sappiamo se gli agenti siano intervenuti, ma diverse tribù, come la Oglala Sioux hanno già denunciato la detenzione illegale di almeno quattro dei propri membri.

Se la memoria non ci inganna, la detenzione e l'uccisione per questioni prettamente etniche e culturali (che non hanno nulla a che vedere invece con motivi di legalità e sicurezza per come concepiamo questi elementi all'alba del 2026), hanno un posto ben preciso tra le righe dei libri che raccontano la seconda guerra mondiale. Potreste trovarle sotto i paragrafi "Come tutto è iniziato", "La nascita delle squadre di protezione" o qualcosa di simile.

I "censimenti" nelle scuole italiane 

La seconda notizia ci arriva da chi la dittatura l'ha vissuta in pieno, dalla parte sbagliata però: l'Italia. "Rilevazione studenti palestinesi anno scolastico 2025/2026" è l'oggetto di una comunicazione rivolta ai Dirigenti delle scuole sia statali che paritarie d'Italia inviata dal Ministero dell'Istruzione e del Merito. Si chiede di indicare il numero degli studenti presenti in ogni scuola e i loro dati identificativi. Rimane sconosciuta la motivazione del censimento di questi studenti. Presidi, insegnanti e reti studentesche hanno subito chiesto che venisse indicata la motivazione di questa richiesta, che così formulata assume caratteri quanto meno discriminatori. Non si tratta di allarmismo o di voler vedere il male dove non c'è, ma di quel semplice meccanismo azione-reazione che è alla base di tutto. Se nel mondo "liberale e democratico" che abbiamo costruito dalle ceneri dalla Seconda Guerra Mondiale viene perpetrato un genocidio dal popolo vittima di quella stessa guerra, forse alla richiesta di un censimento senza nessuna giustificazione è anche lecito domandarsi quale sia lo scopo. 

Il fatto è che ci aspettiamo tutti che il passato ci bussi alla porta con la stessa faccia che aveva 80 anni fa, magari con un bel cartello stile aeroporto con scritto "sono il fascismo e sto tornando", ignorando completamente che non è il nome che abbiamo dato a un regime a renderlo tale, ma ciò di cui è fatto. L'insofferenza al diverso, la disinformazione, gli stereotipi... quelli, purtroppo, non svaniscono automaticamente con la caduta di una dittatura, ma rimangono lì attaccati alle radici in attesa che qualcuno smuova un po' il terreno. Non fatevi ingannare da chi grida alla libertà ma gioca al dittatore sotto al tavolo. Le parole sono importanti, talmente importanti che qualche abile ci ha costruito enormi castelli di cartone con grandi insegne: "libertà". "democrazia", "uguaglianza". Peccato però, che i castelli pieni di bugie sono leggeri e fragili; la memoria del passatoche è il vento più forte che esiste, li butta giù facilmente.