Carcere, in Italia abbiamo abbiamo un problema
Dal sovraffollamento al tasso dei suicidi: in pochi ne parlano ma la questione dovrebbe essere in primo piano
Gianmarco Casciu | 26 April 2022

La situazione delle carceri nel nostro paese è un argomento che di rado compare nel dibattito pubblico. Questo perché nella mentalità generale, chi viene condannato ad una pena di reclusione è inequivocabilmente considerato come un “individuo cattivo” che va punito nel peggiore dei modi possibili. Ma bisogna sempre tenere a mente che dietro un carcerato c’è una persona che va rispettata in quanto tale.

In Italia stiamo vivendo una grave crisi delle carceri, stando infatti al report dell’associazione Antigone di luglio 2021 il tasso di affollamento nazionale è del 113,1% con una popolazione carceraria di 53.637 detenuti a fronte di una capienza massima di 47.445. Oltre a ciò si aggiunge lo stato di totale abbandono in cui versano le strutture penitenziarie stesse, infatti su 99 carceri visitate dall’associazione Antigone il 40% non garantisce acqua calda a tutte le celle, il 54% è senza docce ed in 15 istituti non vi sono riscaldamenti funzionanti. Questa situazione di abbandono causa un grande tasso di suicidi all’interno delle carceri, basti pensare che nel 2020 sono morte 62 persone, con un tasso pari a 11,4% per ogni 10mila detenuti, mentre nel 2022 siamo già a 13.

Oltre all’abbandono ad aggravare la condizione degli istituti di reclusione ci pensano le forze di polizia stesse, che più volte si sono rese protagoniste di scene di violenza inaccettabili per uno stato civile come il nostro. Ricordiamo di seguito l’episodio del carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove agenti della polizia penitenziaria in seguito ad una rivolta dei detenuti, causata dalla situazione di degrado in cui versa il carcere, hanno deciso di intervenire con un’azione violenta facendoli sfilare mentre li percuotevano o li umiliavano verbalmente senza fare distinzione e senza risparmiare nemmeno detenuti disabili. Altro caso tristemente celebre è quello di Stefano Cucchi, ucciso da coloro che avrebbero dovuto difenderlo.

L'inefficienza del nostro sistema rieducativo è testimoniata dall’altissimo tasso di recidiva che si attesta, secondo il dipartimento per l’amministrazione penitenziaria, al 68% ma scende drasticamente al 19% quando si scelgono misure alternative come la semilibertà.

Per modificare la situazione lo Stato dovrebbe in primo luogo limitare il sovraffollamento andando a favorire forme di reclusione alternative per reati minori come quello di spaccio, sono infatti proprio gli spacciatori a rappresentare la maggioranza della popolazione carceraria. Oltre a ciò bisognerebbe favorire attività di supporto psicologico ai detenuti fornendogli animali da compagnia come cani e gatti randagi che posso accudire in attesa che qualcuno li adotti, un’iniziativa simile la sta portando avanti dal 2005 l’associazione Argo. Infine bisognerebbe al contempo aumentare gli investimenti per restaurare le strutture rendendole “vivibili” ed attivare una campagna di sensibilizzazione, a partire dalle scuole, sul tema delle carceri e sulle condizioni dei detenuti.