Salvini, il Senato lo manda a processo
Il Leader della Lega dovrà rispondere all'accusa di sequestro di persona
Valerio Caccavale | 12 February 2020

Matteo Salvini andrà a processo. Oggi il Senato ha confermato la richiesta scaturita dal Tribunale di Catania a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’interno Matteo Salvini per il caso Gregoretti. I giudici hanno infatti considerato di procedere nelle indagini per violazioni di diritti nazionali e internazionali che vanno al di là della propaganda o del programma elettorale del leader della Lega.

Il 25 luglio, al largo di Lampedusa, la nave militare italiana Gregoretti fa salire a bordo 131 persone prese in parte da pescherecci e da una nave della Guardia di Finanza in acque maltesi. Il 30 luglio i passeggeri vengono fatti sbarcare: si tratta di donne, bambini e molte persone con problemi salutari rimaste a bordo per 6 giorni nei pressi del porto siciliano. La Procura di Catania avvia la richiesta di autorizzazione a procedere per Salvini, allora Ministro dell’Interno e responsabile degli sbarchi nei porti italiani. Dopo la proposta di negazione del presidente di Forza Italia Maurizio Gasparri al processo sul caso Gregoretti, la Giunta ha autorizzato il Tribunale dei Ministri di Catania con il voto favorevole anche del Movimento 5 Stelle.

Molte analogie sorgono con il caso Diciotti, nave in parte militare tenuta sospesa nel porto di Lampedusa per giorni e giorni. In quell’occasione il Movimento pentastellato aveva negato l’intervento della magistratura sulla questione. Ora, dopo la fine della telenovela tra Lega e Movimento 5 Stelle, si ripresenta un altro caso, ma il leader del carroccio dovrà ora presentarsi al processo per sequestro di persona. “Se infatti per le navi Ong valevano i termini del decreto Sicurezza, per una nave militare italiana non c’erano vincoli per lo sbarco” affermano i giudici.

Rimane tuttavia l’interrogativo che si pone una classe politica divisa sulla questione dell’immigrazione, sull’immunità o meno dell’azione dei ministri. Un conto è essere garantisti, ma le leggi e convenzioni internazionali parlano chiaro: “Salvare vite umane in mare è un dovere per uno Stato e prevale su tutte le altre norme”, al di là degli accordi tra gli Stati UE e dai giochi propagandistici. Riavvolgendo il nastro sulla vicenda Diciotti, l’avviso di garanzia che ne scaturì fu visto da Salvini come una medaglia al merito, tanto che fu lui a dichiararsi favorevole ad andare a processo (salvo poi dichiararne l’ingiustizia). Insomma, le polemiche, la propaganda e i giochi di poltrona di tutta la classe politica non finiranno di certo qui, anzi vanno avanti come un treno inarrestabile. Chissà quando si potrà davvero parlare di quei 131 esseri umani.