La Giusta Frequenza, Giampiero Cioffredi: "La mafia è un Antistato che ha bisogno dello Stato"
La testimonianza dell'ex presidente dell'Osservatorio Legalità e Sicurezza della Regione Lazio
Redazione | 23 May 2023

In ricordo della Strage di Capaci, l'ente promotore della legalità per il Mim Fondazione Media Literacy oggi è all'Associazione Popolare dell'antimafia e dei diritti per un evento di dibattiti e letture con studenti e studentesse dell'istituto Enzo Ferrari e del Fermi di Roma. Tra gli ospiti Giampiero Cioffredi dell'Associazione Libera, ex presidente dell'Osservatorio Legalità e Sicurezza della Regione Lazio che ha parlato anche degli attentati del '93.

"Tutti si rendevano conto che quelle bombe erano mafiose ma non solo. La strategia stragista di Cosa Nostra tendeva a destabilizzare il paese e a ricostruire un nuovo assetto cui parteciparono quelle che Falcone chiamava menti raffinate, apparati deviati dello Stato, logge massoniche e poteri che sentivano che la battaglia di Falcone e Borsellino incrinava anche i loro interessi. La stretegia partì da Roma con l'intenzione di colpire le principali città d'arte per colpire l'identità del Paese. Colpire Falcone e Borsellino è stato anche il tentativo di destabilizzare il potere. La mafia è un antistato ma ha bisogno dello Stato e di avere al suo interno degli alleati. Questa è la sua forza: non è solo un'organizzazione criminala ma ha il potere di condizionare attraverso la capacità di avere relazioni con la politica, l'impresa, la società e gli apparati statali deviati".

In qualità di ex presidente dell'Osservatorio Legalità e Sicurezza della Regione Lazio, Cioffredi ha parlato ai ragazzi anche di mafia nella Capitale. "La mafia nel Lazio e a Roma arriva negli anni '60 e negli anni successivi si creano nuclei operativi di Cosa Nostra, Camorra e Ndrangheta dediti soprattutto al riciclaggio che si contagia con la criminalità romana che diventa essa stessa mafia. Parliamo dei Casamonica, degli Spada, dei Pagnozzi: a Roma c'è posto per tutto e si fanno affari gigantesti attraverso la coacina ma anche la capacità di gestire pezzi interi di economia romana. Arrivano a fare welfare sociale perché hanno capito che il consenso è importante: stanno investendo nella musica, sui social e nel mondo dei giovani. Roma non è una città mafiosa ma la mafia è presente, fa affari pazzeschi e sta prendendo in mano fette importanti della vita della Capitale. In questi anni gli unici luoghi di rivolta civile in cui si è parlato di mafia sono state le scuole".