"Il giornalismo è donna": Giulia Innocenzi si racconta tra attivismo, diritti e libertà
Due chiacchiere con Giulia Innocenzi, autrice di "Food for Profit" e giornalista di Report
Maria Beatrice Manieri e Licia Artegiani | 10 marzo 2026

C’è chi lotta per i diritti tutti, dagli esseri umani agli animali, come Giulia Innocenzi. Giulia racconta attraverso il giornalismo il suo passato, la difficoltà e la bellezza di essere una donna nel mondo della comunicazione, insegnandoci che l’informazione è prima di tutto libertà, indipendenza e rispetto per sé stessi.

Come ti sei appassionata al giornalismo?

È avvenuto per caso, non ero una grande fan del giornalismo italiano. In realtà ero un’attivista, facevo parte dell’associazione Luca Coscioni e mentre portavo avanti le battaglie per il fine vita, l’eutanasia e la fecondazione assistita mi sono ritrovata in televisioni per parlare di questi temi. È stato Santoro a chiedermi di entrare nella sua redazione e lavorare con lui ad Annozero, da lì è cominciato tutto. Ho capito quanto sia importante il giornalismo per portare avanti alcune battaglie civili fondamentali, perché è il giornalismo, quello libero e indipendente, che crea consapevolezza nell’opinione pubblica. In quel momento ho deciso che quello sarebbe stato il mio mestiere. 

Essere donna ha mai rappresentato un ostacolo nella tua carriera giornalistica? In che modo hai superato gli ostacoli e i pregiudizi?

Penso che il giornalismo sia donna. Ci sono moltissime donne che lavorano in questo mondo, non si tratta quindi di un fattore quantitativo; il problema è il pregiudizio che c’è nei confronti delle donne nell’opinione pubblica. Io stessa l’ho sperimentato all’inizio della mia carriera: quando ho iniziato Annozero ci guardavano più di 4 milioni di persone, in un attimo sono stata catapultata nell’attenzione di milioni di persone e sono iniziate anche le illazioni sul mio conto. Perché ero lì? Con chi avevo avuto un rapporto? È stato traumatico, non mi ero mai confrontata con questo tipo di pregiudizi, ero solo un’attivista uscita da poco dall’università che aveva sempre faticato per ottenere ogni cosa. Mi sono dovuta difendere da accuse totalmente infondate, che in parte venivano anche dalla politica, mi sono persino trovata in commissariato a denunciare questi insulti. È stata tosta, ma ad oggi posso affermare che il fatto di essere una donna è un valore in più nel giornalismo.

Come reagisci agli attacchi online?

Anni fa ne avevo davvero tantissimi perché mi occupavo di politica e temi molti spinosi, come l’immigrazione, che mi portavano a essere un bersaglio continuo. Una volta ho dovuto denunciare una persona che aveva messo online dei miei dati personali che facevano sì che io fossi individuabile da tutti. Adesso i commenti negativi sono diminuiti, ma esistono comunque e hanno sempre la declinazione sessista, a volte provengono anche da donne ma tendenzialmente si tratta di uomini che cercano di legittimarmi attraverso insulti sessisti. Quello che faccio è sbeffeggiarli, sempre eliminando il loro nome, cercando di fare un’operazione di educazione.

C’è un inchiesta che non sei riuscita a realizzare come avresti voluto e perché?

Mi sarebbe piaciuto approfondire il mondo delle case farmaceutiche e come riescano attraverso il loro potere, che è prima di tutto economico, a inquinare la scienza libera. Purtroppo è una delle cose più difficili in assoluto: sono tra le aziende più potenti al mondo e nascondendosi dietro l’argomentazione della scienza sono praticamente intoccabili. Ci sarebbe molto da indagare. 

Che consigli daresti a un giovane che si vuole avvicinare al giornalismo? Cosa diresti invece alla Giulia appena uscita dall’università?

A chi si approccia oggi al mondo del giornalismo dico non fate giornalismo a tutti i costi. Purtroppo la maggior parte dei giovani che si affacciano al mondo della comunicazione non faranno davvero questo mestiere, ma scenderanno a compromessi con marchette e censura. Questo non è giornalismo, fare giornalismo vuol dire avere gli strumenti per poterlo fare in maniera libera e indipendente, per poter colpire chiunque. Attenzione, perché rischia di diventare un lavoro mortificante, bisogna essere motivati da una grandissima passione. Alla Giulia del passato direi rifai tutto quello che hai fatto, seguendo sempre la passione e le battaglie, senza mai pensare a tornaconto personale. Ho rinunciato a tante cose che mi avrebbero portato più in alto e più velocemente, ma non mi interessava. Tornando indietro rifarei tutto, perché l’importante è essere in linea con sé stessi e rispettarsi.