Rigenerazione urbana, a che punto sono le nostre città
Facciamo il punto sulle politiche abitative con Sabina De Luca del Forum Disuguaglianze e Diversità
Armando Evangelista e Lucia Sorelli | 15 dicembre 2022

A luglio dello scorso anno viene lanciato l’Osservatorio nazionale sulle politiche abitative e di rigenerazione urbana. Un’iniziativa promossa tra gli altri dal Forum Disuguaglianze e Diversità con l’obiettivo di reintrodurre nell’agenda politica il tema delle politiche dell’abitare. Quattro mesi dopo, a fine novembre, quarantasette realtà della società civile in rappresentanza di cittadini e cittadine, associazioni, gruppi, movimenti, università e centri di ricerca tra cui lo stesso Forum, hanno inviato una lettera aperta alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e al Ministro per gli Affari Europei, le Politiche di Coesione e il PNRR, Raffaele Fitto, denunciando il grave ritardo nella messa a disposizione di dati ed informazioni fondamentali per comprendere l’andamento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ne abbiamo parlato con Sabina De Luca del Forum Disuguaglianze e Diversità, che ha dedicato gran parte della sua vita professionale alle politiche di coesione.

 

A luglio scorso il Forum è stato tra i promotori dell'Osservatorio Nazionale sulle Politiche Abitative di Rigenerazione Urbana. Come proseguono i lavori?

Il primo obiettivo era quello di incalzare il governo Nazionale affinché facesse delle scelte congruenti con le proposte di ripresa di una politica pubblica sulla qualità dell’abitare, che in Italia manca da molti anni. Ovviamente il cambio di governo ha inciso molto sulla praticabilità di questa idea di operatività: siamo in attesa che si apra una finestra per un'interlocuzione con l'amministrazione nazionale, con la prospettiva che nelle scelte politiche nazionali si rifletta l'inizio del cambio di passo che l'Osservatorio proponeva. Invece ci stiamo muovendo più operativamente sul territorio: stiamo organizzando - e abbiamo già organizzato - un primo incontro a Venezia e ne stiamo organizzando un altro a Roma; ne faremo uno a Firenze a seguire e stiamo valutando la possibilità di farne un altro anche a Napoli, quindi l'idea è di marciare su questi due piani: livello nazionale e livello territoriale.

 

È possibile già fare un primo bilancio?

La prima cosa che abbiamo rilevato è che c'è interesse a far sì che sul programma nazionale qualità dell'abitare - finanziato dal PNRR – si debbano prendere in considerazione anche fattori immateriali come le politiche per le imprese e l'occupazione. Quindi, da questo punto di vista, il nostro interesse sta nel monitorare che l'attuazione avvenga esattamente secondo queste indicazioni. A Roma c'è una operazione importante di riqualificazione degli immobili Ater, quindi dell'edilizia residenziale pubblica. È stata avviata in chiave di efficientamento energetico che va esattamente in quella direzione, però siamo all'avvio del progetto, e quindi dobbiamo vedere come evolve anche in questo caso.

 

Perché l'Unione Europea investe nella rigenerazione urbana attraverso i Fondi di coesione? Valuterete o state valutando anche questi ultimi?

Noi non siamo in condizioni di fare un monitoraggio stretto ovunque ci siano finanziamenti ma sì, valuteremo anche dove andranno e come verranno utilizzati i fondi della nuova programmazione europea ‘21-‘27. Devo ammettere che c'è molta più trasparenza e accessibilità ai dati sui Fondi della Coesione UE di quanto non sia per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Conoscere l'evoluzione delle singole misure del Piano in modo tempestivo e con dati aperti e riutilizzabili non è possibile, perché il database rilasciato sul PNRR è un database ancora molto molto parziale. I programmi della politica di coesione consentono di affrontare questi temi nella modalità integrata e coordinata che serve per fare delle politiche realmente utili ed efficaci, perché le chiavi di accesso ai fondi sono esattamente declinate con dei criteri che richiedono questo tipo di approccio. Quindi, strategie e non solo bandi, strategie che finanziano programmi e non singole misure di spesa. Questa cosa è una costante della politica di coesione che si è nel tempo rafforzata e che è stata usata anche nel ‘14-‘20, dove peraltro, se parliamo per esempio del programma città metropolitane, troviamo che sono state fatte delle esperienze molto interessanti sotto diversi profili in molte delle città. Oggi questo programma avrà un'estensione anche alle città medie, però l'intervento sull'urbano e sulla rigenerazione urbana non era limitata solo a questo programma, perché era possibile anche attraverso altri canali, dentro i programmi regionali.

 

I fondi FESR e FSE degli anni precedenti sono stati monitorati?

No: siamo nati da poco come Osservatorio sui temi della rigenerazione urbana e della qualità dell'abitare, ma non abbiamo né la forza né una storia di monitoraggio ravvicinato di questi fondi. Ci proponiamo di guardare avanti ma gli interventi dei fondi FESR li abbiamo messi a frutto anche per concepire le nostre proposte. Non posso fare una valutazione di queste misure, però abbiamo usato tratti di queste misure per capire e rafforzare la nostra richiesta di fare politiche integrate.