Il rap è un linguaggio universale parlato dalle nuove generazioni che, al Centro Interculturale Scholè, è diventato lo strumento per raccontarsi, confrontarsi e costruire relazioni. È questo lo spirito del laboratorio condotto dal rapper ed educatore Giovanni Biassoni nell'ambito del progetto Sblocchiamo il Futuro: quindici incontri che hanno coinvolto otto ragazzi tra i 15 e i 19 anni, accompagnandoli fino alla scrittura e alla registrazione di un brano originale, presentato in un podcast di Radio Zai.net.
Tra i protagonisti ci sono Christian aka Coly, Matteo aka Aress e Barre, membri della crew romana 628 Bless, che hanno raccontato come il rap abbia intrecciato storie, culture e percorsi personali. Per Christian la scrittura nasce tra i banchi di scuola e cresce grazie all'incontro tra il rap polacco, più duro e diretto, e la musicalità della lingua italiana; Matteo scopre invece il rap da bambino, ascoltando gli N.W.A. su un vecchio telefono del nonno; infine Barre, arrivato in Italia dall'Ecuador, porta nel gruppo il malianteo latino e un'esperienza musicale che diventa fonte di ispirazione per tutti.
Il percorso si è concluso con "Gap", un brano collettivo che racconta la distanza tra il mondo degli adulti e quello dei ragazzi. Ma il vero obiettivo del laboratorio non era semplicemente insegnare a fare musica. Era offrire ai partecipanti uno spazio di confronto, trasformando rabbia, incomprensioni e fragilità in energia creativa. Il rap diventa così un mezzo democratico e immediato, capace di spingere i giovani a riflettere su sé stessi e, allo stesso tempo, di costringere gli adulti a fermarsi e ascoltare.
Perché un microfono dà potere, ma anche responsabilità: scegliere le parole giuste e imparare a farle arrivare a chi è altro rispetto a noi è uno dei primi passi verso una crescita personale e collettiva.
Per saperne di più: Sblocchiamo il Futuro è un progetto triennale selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il Contrasto alla povertà educativa (bando per il benessere psicologico e sociale degli adolescenti), con l’obiettivo principale di sostenere il benessere psicosociale degli adolescenti di Roma (11-18 anni), promuovendone il protagonismo attivo nelle scelte che li riguardano e contrastando il disagio psicologico acuito dalla pandemia, la dispersione scolastica e la marginalità sociale. Il progetto intende superare la frammentazione dei servizi educativi, sanitari e sociali di Roma creando una rete integrata tra scuole, terzo settore, ASL e istituzioni municipali. L’elemento innovativo risiede nella costruzione di équipes miste e nella definizione di un modello organizzativo basato sui bisogni anziché sulla mera competenza territoriale.
