Videolezioni, registro elettronico e tante altre piattaforme: la scuola non si arrende!
Si è perso ormai il conto dei giorni trascorsi senza ANDARE a scuola, ma in fondo nessuno ha mai smesso davvero di FARE scuola
Daniela Muzzu | 13 March 2020

Quante volte seduti tra i banchi di scuola, con gli occhi un po’ assonnati e con ancora i segni del cuscino sul volto abbiamo fantasticato sul poter seguire le lezioni da casa, magari armati di pigiama e pantofole per rendere il tutto più confortevole? Oggi questo desiderio si è avverato, eppure in cuor nostro sentiamo che avremmo preferito viverlo diversamente, con più tranquillità e lontani dall’attuale situazione d’emergenza.

Perchè tutto torni come prima sarà necessario aspettare ancora un po’, nel frattempo non rimane che sperimentare i nuovi modi di fare didattica! Da scuola a scuola i metodi cambiano, ma l’obiettivo è comune: non fermarsi e continuare ad apprendere quanto più e meglio possibile; negli istituti in cui l’obbligo di chiusura è arrivato successivamente rispetto ad altri, ancora non sono state predisposte delle piattaforme per le videolezioni (tranquilli, arriveranno molto presto da tutti!), ma viene sfruttato il famigerato registro elettronico. Qui i ragazzi, seguendo dalla mattina presto l’orario curricolare, scaricano il materiale condiviso dai docenti (file di testo, video, audio, esercizi...) e rispondono con altrettanti documenti.

Ovviamente i problemi non mancano: il sistema si trova spesso in sovraccarico impedendone l’accesso con facilità e talvolta le condivisioni non sono istantanee, ma necessitano di tempo. Non stigmatizziamo, però, a prescindere questa novità ed evidenziamo anche il buono che porta. Innanzitutto il cambiare abitudini ci ha permesso di riscoprire cosa significa “fare scuola”: non solo studiare e rincorrere una valutazione, ma divertirsi, stare in compagnia e maturare comunicando con amici e professori. Professori che prima erano divisi dalla cattedra e che ora osserviamo da un’altra ottica; internet ha cancellato la barriera che ci impediva di trovare punti di contatto diversi dalle materie insegnate e ora ci troviamo accomunati dal cambiamento, dal nuovo che spaventa tutti. Ma c’è un altro aspetto che unisce noi ragazzi e i docenti: l’essere parte integrante di quel grande marchingegno che è la scuola e che, anche se talvolta non apprezziamo, dobbiamo riconoscere essere una vera ancora di salvezza per il mondo. Del resto, se ci pensiamo bene, non è forse la scuola a non essersi fatta intimorire dal brutto periodo che è sopraggiunto e ad essersi, invece, rafforzata?