Cat-calling, ti offendi per due fischi?
Dai social il dibattito si sposta nella vita di tutti i giorni: gli apprezzamenti spinti e non richiesti dovrebbero essere puniti?
Gaia Canestri | 1 April 2021

Togliersi la giacca sportiva ed essere vittima di cat-calling? Questo è ciò che è successo all'influencer Aurora Ramazzotti, che ha postato delle storie di Instagram in cui ha raccontato l'accaduto. Nel videomessaggio condivide di essere costantemente sottoposta a questa tipo di trattamento, qualunque sia l'abbigliamento da lei indossato. Sono molte le persone che, tramite storie e post, si sono schierate a difesa di Aurora e di tutti coloro che sono vittime di questo fenomeno. Tra i messaggi c'è anche quello del noto influencer Er Faina che su Instagram conta ben 1.1 milioni di followers. "Esiste un manuale di rimorchio? Per due fischi il cat-calling? Io ripeto, se qualcuno viene e ti tocca sono d'accordo con te, ma se ti dice 'a bella' digli grazie no?" Queste sono le parole dell'influencer in risposta al messaggio di Aurora che ha ripostato nelle storie precedenti, e che nelle ultime ore sono diventate le protagoniste di discussioni e polemiche sui social.

Quando e come nasce il cat-calling

Quando si parla di molestie di strada non si intendono solo le molestie sessuali, quindi comportamenti lesivi e molesti riguardanti la sfera sessuale, ma anche inseguimenti, gesti, commenti indesiderati, cat-calling e qualsiasi comportamento che miri a giudicare il corpo e l'atteggiamento della vittima condizionandone la libertà di espressione. L'utilizzo di questa parola si affermò nel 1780 con il significato di "suono simile al lamento di un gatto durante la notte", e veniva utilizzato per disapprovare la performance sgradita di un attore o un cantante in teatro. Secondo l'Accademia della Crusca il termine con l'accezione odierna si afferma a partire dal 1956 come "suono per attirare l'attenzione di un gatto", successivamente compare più volte in rete dal 2013, e infine, si afferma nel linguaggio dal 2020.

Cos'è il cat-calling?

Oggi con il termine cat-calling si intende "una serie di atti (complimenti non richiesti, commenti volgari, fischi e strombazzate dall’auto, domande invadenti, offese e perfino insulti veri e propri) che, in quanto ritenuti espressione di una mentalità sessista e svalutante, costituiscono un tipo specifico di molestia sessuale e di molestia di strada". Nonostante la presenza di questa parola sempre più frequente nel linguaggio, specialmente nell'ultimo anno, in Italia difatti questo fenomeno non è riconosciuto come tale. In passato veniva utilizzato il termine pappagallismo: "Comportamento insistentemente impertinente o scorretto verso passanti di sesso femminile", che ristretto al genere femminile sarebbe comunque un concetto limitante.

Cat-calling: reato o apprezzamento?

Ma il termine riguardante questo concetto non è l'unica cosa a non esistere: lo Stato italiano non ha disposto nessuna legge che tuteli le vittime di questo comportamento nello specifico, poiché non presenterebbe elementi sufficienti affinché si configuri come reato. Differente è il pensiero della Francia, che nel 2018 ha approvato una legge che punisce questo tipo di comportamento su mezzi e strade pubbliche con una contravvenzione fino ai 750 euro. Analogo è il caso delle Filippine, dove nel 2019 è stata introdotta una legge che punisce i molestatori con pene che variano dalla multa alla reclusione. Che si tratti di "due fischi" o di un velato apprezzamento una cosa è certa: nel 2021 c'è ancora confusione su termini come cat-calling. Sentire commenti indesiderati, versi e fischi non è considerabile una "tattica di rimorchio", né tanto meno ci fa sentire apprezzate o fortunate.