"Io, musicista nei locali, abbandonato dallo Stato. Come posso andare avanti?"
Diamo voce a chi ha perso tutto. A tu per tu con Riccardo, musicista nei locali che si trova ancora una volta senza lavoro né tutele
Laura Marta Di Gangi | 2 November 2020

E mentre si lavora alla stesura del nuovo Dpcm che, si presume, possa contenere ulteriori limitazioni per l'Italia e i suoi cittadini, aumenta a dismisura il numero di nuovi positivi. Ogni giorno nella nostra nazione si registrano infatti cifre da record, toccando nella giornata di sabato 31 Ottobre quota 31.758.  Numeri che hanno visto un calo nella giornata di ieri, 29.907 positivi, ma che continuano ad allarmare sempre più. Limitazioni che si pensa possano prevedere un coprifuoco esteso in tutta Italia alle ore 21, didattica a distanza già a partire dalla seconda media, zone rosse nei comuni con più contagi e bar e ristoranti chiusi anche a pranzo nelle zone con alto tasso di contagi. Noi di Zai.net abbaimo continuato la nostra inchiesta e questa volta abbiamo sentito ciò che pensa a riguardo Riccardo Simoncelli musicista e insegnante di canto. 

Come ha influito la chiusura di luoghi culturali e di ristoro nel suo lavoro?

Io e tutti coloro i quali fanno parte della mia stessa categoria siamo in uno stato di attesa. Ci troviamo in una situazione di collasso e il fatto che la nostra sia considerata da molti come una pseudo categoria non ci aiuta. Non siamo mai stati regolarizzati, apparteniamo a un substrato sociale che c’è o non c’è, istituzionalmente parlando, poco cambia. In realtà non è così, perché in una città che è incentrata sulla movida e sul turismo, il ruolo del musicista risulta fondamentale perché chi va in un locale per ristorarsi e rilassarsi desidera anche un intrattenimento. È importante anche per i ristoratori  avere figure professionali che facciano in modo da far ruotare l’economia e che siano fonte di sostentamento anche per gli esercenti.

Visto che anche il suo lavoro si svolge nei ristoranti, ritiene che la chiusura alle ore 18 sia stata una mossa sbagliata?

Io penso che sia stata una scelta sbagliata nella misura in cui si è pensato che questa fetta della società costituita da lavoratori autonomi sia stata considerata superflua, perché in realtà qualsiasi elemento della società ha un ruolo fondamentale all’interno e non ci è sembrato giusto che siano stati chiusi i teatri ad esempio dove il numero di contagi siano quasi pari a zero. Stessa cosa anche per i luoghi della movida “composta” perchè negli ultimi mesi tutti i gestori dei locali si sono attrezzati affinché tutte le norme anticovid venissero rispettate.

Sarebbe stato forse più opportuno sorvegliare luoghi di maggiore assembramento come le piazze?

Si perché il locale che svolge la sua attività nel rispetto delle regole è stato preso di mira rispetto ad altri luoghi di assembramento. Esistono posti in cui sono state create illegalmente assembramenti rispetto invece a posti in cui il tutto era svolto in maniera composta ma che però hanno visto la chiusura della propria attività.Durante il primo lockdown, io stesso, ho percepito nella gente la voglia di riunirsi compostamente per ascoltare musica e svagarsi dopo questi mesi di chiusura. Andare nuovamente perciò a colpire queste categorie crea solo difficoltà ad andare avanti.

Cosa pensa della ribellione avvenuta nelle piazze di questi giorni, anche da parte dei Presidenti di Regione?

Io penso che ribellarsi sia lecito, sempre in maniera civile e facendo in modo che non diventi violenta o faccia in modo di dar vita a confusione. Cosa che è accaduta in varie parti di Italia, anche perché spesso si ritrova coinvolta gente che non era andata lì con intenzioni negative. Serve soprattutto per far comprendere che questo lato della società fatta di artisti sia incancellabile, sia qualcosa che ci deve essere perché è nutrimento per l’anima sia per noi stessi che facciamo questo lavoro sia per la gente che ci ascolta e ci viene a seguire e che ha bisogno di momenti di gioia e allegria, senza i quali la vita si azzera. Io non lo vorrei però forse sarebbe più consono un lockdown generalizzato piuttosto che parziale, perché non è così che si risolvono i problemi. Sono dell’opinione che chiudendo solo questa parte della società gli assembramenti continuano sui mezzi pubblici e in tante altre parti della città; è un tentativo di ridurre qualcosa che però non fa altro che danneggiare una parte della società lavorativa già ampiamente distrutta. Si deve andare avanti tutti insieme perché rischiamo di scomparire e non sappiamo più che inventarci.

Quanto sono importanti queste figure professionali per la società?

Tutti coloro i quali lavorano all’interno della movida e quindi girando per locali e pub, adesso si sentono spaesati perché hanno investito tutto in questo tipo di attività e ora non avendo un secondo introito. La maggior parte di questi artisti hanno investito sulla propria vita relativamente a questa attività perché dietro ha degli investimenti economici e personali. Il lavoro del musicista è fatto di sacrifici, di notti insonni, di ore di studio e prove. È importante oggi tutelarci e che le istituzioni sappiano che esiste questa fetta della società che malgrado la debolezza è andata sempre avanti stimolando e alimentando tutto un mondo notturno del substrato sociale che fa girare l’economia.  È un lavoro fondamentale sia per chi lo attua che per chi ne usufruisce.