Crocifisso a scuola, no all'obbligo sì al dialogo
La sentenza depositata dalle sezioni unite civili della Cassazione ammette la possibilità di tenere il Crocifisso in classe
Dorothea Nardone | 10 September 2021

Esporre il crocifisso nelle scuole non è discriminatorio ma la comunità scolastica deve valutare e decidere “in autonomia di esporlo”.

Il caso della scuola di Terni

Il dibattito nasce dal ricorso presentato da un docente sanzionato in via disciplinare per essersi opposto alla circolare di un dirigente scolastico di Terni che ordinava di esporre il crocifisso in aula. La sanzione (sospensione per 30 giorni) è stata annullata.

Affissione non obbligatoria

Sotto il profilo prettamente giuridico, gli ermellini – i giudici della più alta corte italiana – ricordano che negli anni Venti, quando il cattolicesimo era "religione di Stato" fu imposta la presenza del crocifisso nelle aule, e tale imposizione non è mai stata abrogata. Ma la Corte Suprema chiarisce che la norma di un secolo fa deve essere interpretata oggi in senso conforme alla Costituzione, e che il venir meno dell'obbligo non corrisponde al divieto: se l’istituto, studenti compresi, decide di tenerlo, nessuno può toglierlo senza una delibera.

Visione culturale

La sentenza depositata dalle sezioni unite civili della Cassazione non la definisce una questione solo religiosa: nelle scuole il crocifisso "al quale si legano, in un Paese come l'Italia, l'esperienza vissuta di una comunità e la tradizione culturale di un popolo - non costituisce un atto di discriminazione del docente dissenziente per causa di religione". Già nel 2006, il Consiglio di Stato aveva visto nel crocifisso «un simbolo idoneo a esprimere l’elevato fondamento di valori civili (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti...)» che «delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato». 

Dialogo nella scuola

Importante è che a volerlo sia «la comunità scolastica», la quale può anche decidere di accompagnarlo «con i simboli di altre confessioni presenti in classe – così si esprime il comunicato stampa diffuso dalla Cassazione – e in ogni caso ricercando un ragionevole accomodamento tra eventuali posizioni difformi».
A studenti ed insegnanti il compito di trovare un accordo che non preveda imposizioni ma dialogo sulla nostra cultura e la nostra storia.