Il Codacons contro Chiara Ferragni, se l'arte è blasfema
La denuncia del Codacons all'influencer Chiara Ferragni
Camilla Di Gennaro | 30 September 2020

Il Codacons denuncia Chiara Ferragni per blasfemia. Cosa avrà detto di così grave l'influencer più famosa del mondo? La sua colpa è quella di aver pubblicato su Instagram una foto che la ritrae come una moderna Madonna. Il ritratto però è opera di Francesco Vezzoli che ha ritratto la Ferragni per il numero di Vanity Fair da lui curato e dedicato alle donne più famose e influenti d'Italia tra cui anche Maria De Filippi ritratta come Maria I d'Inghilterra o Luciana Lamorgese come Giovanna d'Arco.

Le reazioni 

Il Presidente del Codacons difende la posizione dell'azienda ma ammette di non sapere che il ritratto facesse parte di un editoriale, convinto invece che fosse stato solo pubblicato su Instagram dalla stessa Ferragni. L'esposto infatti recita così: "Presentiamo un esposto alla Procura della Repubblica e al Ministro dei beni culturali Dario Franceschini - si legge nella nota diffusa ieri dal Codacons - affinché intervengano su quella che non è una provocazione, ma una grave mancanza di rispetto per i cristiani, per l'intero mondo religioso e per l'arte in genere. L'immagine che raffigura la Ferragni nei panni di una moderna Madonna con bambino dipinta da Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato sfrutta la figura della Madonna e la religione a scopo commerciale, essendo noto come la Ferragni sia una vera e propria 'macchina da soldi' finalizzata a vendere prodotti, sponsorizzare marchi commerciali e indurre i suoi follower all'acquisto di questo o quel bene". 

Le reazioni sui social non si sono fatte attendere, per prima quella di Fedez che già si era scagliato in difesa della moglie quando il Codacons indagò sul prezzo dell'acqua minerale che Chiara Ferragni aveva prodotto in collaborazione con Evian. Il mondo social ha invitato il Codacons a occuparsi di questioni più attinenti al suo ruolo e lasciare l'arte libera di circolare e l'artista libero di esprimersi. Anche Carlo Calenda, leader di Azione, ha invitato il ministro Patuanelli ad indagare sulla trasparenza dell'azienda.