Coronavirus, viaggio di mille miglia
Viaggio nelle paure e nelle speranze di un'adolescente in pandemia
Benedetta Laoreti | 29 May 2020

Quando, a inizio gennaio, si è diffusa la notizia di un pericoloso virus che stava mietendo vittime in Cina, molti di noi non hanno dato peso alla cosa: alcuni hanno preferito semplicemente ignorare l'informazione, altri l'hanno accolta come una delle tante notizie provenienti da zone molto lontane da noi che magari possono preoccupare, dispiacere o lasciare indifferenti, ma davvero in pochissimi abbiamo pensato che potesse riguardare anche noi. Col passare dei giorni questa notizia lontana ha cominciato a farsi sempre più vicina, e stava iniziando a preoccupare gran parte del mondo.

La questione iniziava in qualche modo a riguardarci, ma si sapeva ancora poco: questo virus colpiva soltanto le persone anziane o le cosiddette categorie a rischio, quindi noi giovani incoscienti ci chiedevamo: “Cosa ci preoccupiamo a fare se tanto noi non corriamo alcun pericolo?" . E quando ci hanno comunicato la chiusura della scuola non abbiamo esitato a festeggiare. Abbiamo bevuto dalla stessa bottiglia e ci siamo salutati e abbracciati dimenticandoci del perché la scuola stava chiudendo. Quando però è scattato il lockdown, il peso della notizia ci ha colti alla sprovvista, come se la vita ci stesse mandando ingiustamente in carcere.

Il lockdown

Le giornate passavano tra aule virtuali, lezioni online, videochiamate con gli amici, con i nonni, con il fidanzato e grandi quantità di compiti, stratagemmi per incontrare il fidanzato o gli amici... o semplicemente a pensare a quando tutto quello che stava succedendo avrebbe avuto una fine. Aspettavamo tutti di tornare alla nostra vita e alle nostre giornate frenetiche di cui tutti i giorni ci lamentavamo tanto, prima che iniziasse la pandemia. 

Paure

Ho passato questa quarantena cercando di rimanere con il morale alto, anche se alcune volte avevo proprio la necessità di tornare alla mia vita, di tornare alla mia scuola, di tornare ai miei amici e di tornare dal mio fidanzato. Credo che la sensazione di mancanza sia una delle cose che l'uomo odia di più. Ma dall'altra parte sapevo di fare la cosa giusta rimanendo a casa, facevo del bene a me stessa, alla mia famiglia e al mondo. Ho cercato di stare vicina alla mia famiglia: in questo momento la paura più grande è quella di non farcela, quella di non arrivare a fine mese.

Nel frattempo arriva l'obbligo di indossare le mascherine, di lavarsi le mani con il gel antibatterico e di indossare i guanti: piccoli gesti, inizialmente estranei, che sono entrati a far parte della quotidianità di ognuno di noi. Anche se ci continua a pesare sappiamo di fare la cosa giusta.

Speranze

Tra una videolezione e una maratona su Netflix, si fa avanti il desiderio di giustizia, di rispetto, di un mondo in cui gli esseri umani possano vivere in armonia e senza paura. Forse stiamo veramente diventando migliori, meno egoisti e più empatici: vogliamo qualcosa di diverso per il nostro futuro.

Quando finalmente potremo tornare alla normalità, gli abbracci saranno più autentici e (speriamo!) le nostre azioni più responsabili. Del resto come disse tanto tempo fa un filosofo cinese, “un viaggio da mille miglia comincia con il primo passo”.