Coronavirus, ripartenza con freno a mano
La voglia di rinascere nel mese di maggio è più forte che mai. Ma non può essere una vera ripartenza
Giada Lettonja | 26 May 2020

Il mese di maggio preannuncia l'estate. È un periodo di rinascita: il sole la mattina s'alza prima, la sera cala sempre più tardi, invitandoci a fare lo stesso con lui. È in questa stagione che la vita si libera dalla monotonia della routine ed è solita raggiungere il suo acme spingendosi oltre, in tanti modi diversi quanti se ne conoscono.

Di nuovo quest'anno, nonostante la pandemia, le porte delle nostre case si sono aperte e il desiderio di vivere questo tempo è tornato puntuale - ed anzi accentuato dal lockdown - quasi il pericolo fosse ormai scampato, rinchiuso in un cassetto, e non reso inefficiente dalla nostra stessa reclusione. I parchi e le piazze si sono ripopolati, tantissime biciclette hanno riempito le strade.

I limiti della ripartenza

Se tutto ciò può apparire rassicurante, dobbiamo pur sempre ricordarci il momento difficile che stiamo vivendo. Mai come in questo momento risulta evidente un fatto: vi sono cose al mondo che l'uomo non può controllare. Una nozione scontata, probabilmente, ma che spesso non prendiamo realemente in considerazione. Siamo ancora impotenti di fronte alle volontà della natura. Conviene tenerlo a mente ora per il virus, ma anche in futuro su altre tematiche, come per la questione dell'inquinamento e delle emissioni di CO2, che abbiamo subito dimenticato, presi da altri allarmi e e incapaci a percepire pericoli a lungo termine o che non ci toccano in prima persona. 

Le sensazioni che ho avvertito con più forza dall'inizio della pandemia fino ad ora sono state la confusione e l'incertezza. Certamente, accompagnate da una grande voglia di comprendere meglio cosa stesse succedendo, ma proprio questa grande voglia di sapere rispetto ai pochissimi dati certi, se non per quelli dei contagi che andavano aumentando giorno dopo giorno, ha favorito la diffusione di notizie false e cariche di complottismo e povere di scientificità. Ho riscoperto amici e famigliari virologi, esperti di politica e illuminati dalla conoscenza del disegno più grande che ha determinato la diffusione, la creazione stessa del virus, negata ai più.

Si dice tanto ora che ci sia voglia di ripartire, di tornare alla normalità. E ci si appresta a farlo, perché ai danni che stiamo affrontando adesso andranno presto a sommarsi le schiaccianti conseguenze economiche, che già investono moltissimi. Ma non vedo serenità in questo moto: il virus continua ad esistere e il rischio di una nuova impennata nel numero dei contagi pende sulle nostre teste come una spada di Damocle.

Il desiderio comune è che questo stato di emergenza finisca presto e che si tori alla normalità. Le circostanze nelle quali ci troviamo possono ci hanno restutito il bene raro e prezioso che è il tempo; che è poca cosa tuttavia, se equiparata alla perdita in termini di vite, posti di lavoro e pressione psicologica collettiva. La vita stessa si verifica ora in maniera molto più limitata, mortificata rispetto alla sua forma originale.