Coronavirus, l'isolamento a L'Aquila
Il 2020 doveva essere l'anno dei 18 anni e della patente per Giulia. Ma quando hanno annunciato l'Italia zona rossa, a L'Aquila si è tornati indietro nel tempo
Giulia Zaffram | 22 May 2020

Ma quant'è bello l'anno 2020? “Anno perfetto” dicevo sempre! É l'anno in cui compio i diciotto anni, l’anno della patente e un'altro anno di speranza in più di ottenere buoni risultati ai Campionati di danza a luglio... che emozione! Cosa può andare storto? Bèh, la vita è imprevedibile, una frase  un po' scontata che dico sempre ma solo ora ho potuto capirne il senso. Ho capito che non esistono solo i momenti belli: la vita ci mette di fronte a degli ostacoli difficili da superare, come l'avvento di un virus all'inizio dell'anno che si è diffuso in tutto il mondo in poco tempo.

L'inizio del contagio

Ricordo ancora le prime giornate di marzo, prima della chiusura della scuola: ero felice perché finalmente  potevo togliere il tutore al ginocchio dopo un mese ferma e fremevo all’idea di ricominciare gli allenamenti. Avevo addirittura detto alla mia insegnante di ballo che li avrei ripresi la settimana successiva! In televisione, intanto, si iniziavano a sentire le prime notizie del contagio del famoso “paziente zero”, dei primi contagiati nel comune di Codogno e in altre zone limitrofe e le chiusure delle scuole prima in Lombardia e in altre Regioni, dopo poco, poi, anche a livello nazionale.

Italia zona rossa


Bene, l’Italia è diventata tutta “zona rossa”! Quest'espressione è familiare a me e a tutte quelle persone che, purtroppo, hanno conosciuto quel “mostro” chiamato terremoto: da aquilana doc ho potuto vedere con i miei stessi occhi e vivere sulla mia pelle (anche se ero molto piccola) le macerie, gli alberi caduti, i tanti morti. Ho provato quella sensazione di spaesamento e tristezza nel lasciare la propria città natale per andare in una più sicura  e infine la voglia di ritornare  nella casa a L'Aquila
Béh, è stata dura ma, tutto sommato, dopo qualche anno, sono qui a casa e sto bene.

Quando ho risentito l'espressione “zona rossa” riguardo al Covid-19 la mia reazione è stata indifferente: ancora non realizzavo la gravità del problema , tant'è che pochi giorni  dopo la chiusura delle scuole volevo andare a una festa di diciotto anni, ma ho evitato per volere di mia madre. Da quel sabato 7 marzo non ho visto più i miei amici di danza, né i miei nonni, né i miei compagni di classe o gli insegnanti e i parenti.

Quarantena

Inizia l'isolamento forzato, la famosa “fase uno”: devo dire che i primi giorni ero in gran forma, forse perché stavo togliendo tutto lo stress dovuti ai compiti e alle interrogazioni a scuola. Il mese di marzo l'ho vissuto in generale  con molta tranquillità: mi ero organizzata una routine per mantenermi occupata e così, la mattina ero impegnata con la scuola con le videolezioni e il pomeriggio studiavo,  approfondivo delle materie scolastiche che di solito lasciavo in disparte o leggevo un libro. Dopo lo studio lasciavo uno spazio di tempo libero  per l’esercizio fisico: stavo bene ma mi mancavano le cose più importanti … gli affetti!
Durante la quarantena sono stata a contatto con i miei amici più stretti, attraverso le videochiamate e i messaggi: ero felice di mantenere il contatto, ma mi mancava parlare con  loro, scherzarci e ridere insieme dal vivo, mi mancavano persino i pranzi della nonna di tutti i giorni e le lunghe chiacchierate con il nonno.

Passano i giorni e in televisione si sente aumentare sempre di più il numero dei morti; la ricerca disperata dei posti nelle terapie intensive che fino a quel momento erano limitate per questo tipo di emergenza. Inizio ad avere tanta paura e ansia. Inizia la ricerca delle mascherine FFP2 e FFP3, ormai diventate per tutti un accessorio indispensabile come per chi non ci vede, gli occhiali. Poi si passa agli assalti ai supermercati da parte degli italiani, impauriti di non trovare più cibo, cosa che non si è mai verificata in realtà, anzi! Non dimentichiamoci della ricerca disperata di Amuchina e dei lieviti per panificare!

Aprile

Ad aprile continuavo con la mia solita routine ma ho cominciato ad avere problemi di insonnia. Tra un bollettino della protezione civile e un altro, che sentivo la sera con i miei a cena, pregavo e speravo con tutto il  cuore che arrivasse una buona notizia e che il Presidente del Governo Giuseppe Conte potesse dire “è tutto finito: siete liberi!”. Neanche nei sogni una cosa del genere, anzi in una delle sue conferenze in televisione, ha prolungato la quarantena fino al quattro maggio!

Maggio

Arriviamo a maggio: com'è passato il tempo! Le mie giornate le occupo con la mia solita routine e riguardo al problema insonnia devo dire che comincio a dormire di più. Dopo tutti quei giorni in casa, bui e di vuoto, arriva il mese in cui le giornate sono più lunghe e soleggiate: ti viene voglia di uscire e non tornare più a casa. Eccoci arrivati a metà maggio e io mi sento positiva: nell'ultima conferenza stampa Conte ha detto che la situazione è molto migliorata, voglio pensare di poter tornare a sperare in un graduale ritorno alla normalità.

La vita “con le spalle al muro” per colpa di questo virus non è stata facile e i mesi che verranno continueranno a non essere semplici,  ma io credo nella ricerca e spero che in futuro questo periodo molto triste possa essere ricordato come una sfida vinta contro un mostro invisibile chiamato Covid-19.