Un anno, 12 mesi, 12 città in giro per il mondo
Abbiamo fatto due chiacchiere con lo Youtuber Marcello Ascani sulla sua passione per i viaggi
Elio Sanchez | 29 April 2020

Marcello Ascani è nato il 27 ottobre 1997 a Roma. Inizia le superiori frequentando il liceo scientifico, ma dopo un anno si trasferisce al liceo artistico di Via Ripetta a Roma. È in questo momento che Marcello, ispirandosi ai video di RichardHTT, decide di aprire il proprio canale Youtube, attraverso cui racconta tutti i suoi viaggi e le sue esperienze. Prima della pandemia stava svolgendo un progetto in giro per il mondo, ogni mese cambiava città, della durata di un anno.

Viaggiatore indefesso costretto tra le mura di casa. Che sensazione è? Raccontaci la tua quarantena

Io ho iniziato la quarantena dopo di voi, perché stavo viaggiando quando in Italia hanno chiuso tutto. Quindi adesso sono un po' più facilitato in quanto sto passando meno giorni, ma soprattutto io ho sempre lavorato da casa, quindi diciamo che casa è un po’ la mia zona di comfort.

Avrai avuto modo di fare un po' di bilanci sulla tua esperienza. Com'è viaggiare un intero anno, da così giovani, in giro per il mondo?

In realtà ancora non lo so, perché il mio anno è stato fermato a metà, causa Coronavirus, però ho viaggiato per 5 mesi e mezzo. È bello, poi io ho dovuto cambiare città ogni mese, quindi è stato molto variegato. Ci sono ragazzi anche del liceo che fanno il loro anno all'estero ed è sempre un'esperienza bellissima, ma la mia particolarità è che cambiavo continuamente tappa, quindi ogni mese incontravo nuove persone e vivevo culture differenti.

Qual è stata la cultura che ti è piaciuta di più per il momento?

Non si può dire quale sia la cultura che mi è piaciuta di più, però quella che mi affascina di più è quella cinese perché è quella più differente da quella europea o italiana.

Sino ad ora quali città avevi visitato?

Ho visitato: Shangai (novembre), New York (dicembre), Los Angeles (gennaio), Jacò in Costa Rica (febbraio) e Canggu a Bali (marzo). Le prossime invece, in ordine sparso sarebbero state: Tokyo, Sidney, Las Palmas (Canarie), Londra, Città del Capo e Vancouver.

Come mai hai scelto di intraprendere quest'esperienza?

L'ho fatta per scoprire qual è la città che si presta meglio per la mia attività da Youtuber.

Quali son state le esperienze più traumatiche e quelle più belle che hai vissuto?

L'esperienza più traumatica è stata quella di tornare di punto in bianco. Le più belle sono state sicuramente fare la pizza a mano con un pizzaiolo a New York; visitare le case più belle di New York e Los Angeles, tante esperienze fatte a Shanghai che non potrei descrivere. Vedere il Kimmel Show, live a Los Angeles che è una delle esperienze più americane che si possano fare. A Bali invece non ho potuto fare molto perché ero in quarantena, visto che quando sono arrivato è iniziata la pandemia.”

Com'è stato vivere almeno inizialmente la quarantena a Bali, lontano dalla tua famiglia?

Mi sono subito assicurato che la mia famiglia non avesse bisogno di me e che stessero tutti bene, sennò sarei tornato immediatamente. Per fortuna ho due fratelli quindi non c'era bisogno stretto della mia presenza. I miei genitori sono abituati a vedermi lontano e io sono abituato ad essere lontano da loro, quindi non è stato traumatico. Poi comunque c'era Chiara, la mia ragazza, quindi ero felice.

Nonostante questo stop causato dalla pandemia, il tuo progetto continuerà?

Dovrebbe continuare, spero presto, sennò mi inventerò qualcosa per renderlo più interessante ma comunque lo stesso progetto.

In questi giorni di reclusione domestica stiamo riscoprendo tutti il significato di libertà e il valore di potersi muovere. Quanto sono importanti per la crescita di un ragazzo? Perché il Governo dovrebbe dare maggiore ascolto a questa esigenza?

Io sono stato molto tempo a casa, però ho sempre avuto uno stretto contatto con la natura perché ho fatto gli scout, che è un'esperienza che consiglio a tutti i ragazzi. Quindi penso che uscire e piccole avventure sia formativo per i ragazzi. In questo periodo particolare è giusto non poterle fare, sperando che nel breve o medio termine si possa tornare a farle. Credo che in generale si debbano incentivare queste esperienze perché fanno crescere i ragazzi.