“Forse solo un periodo, una cosa non ordinaria”, “C'è sempre stato. Cosa sarà mai?” Sono le frasi per eccellenza per accantonare la preoccupazione, ma questo non è più possibile: dobbiamo guardare il problema dritto negli occhi e dargli un nome. La parola caldo deriva dal latino calidus -o caldus nel parlato- che a sua volta proviene dal verbo calēre che significa "essere caldo". Dopo le ondate di calore che ci hanno accompagnato tutta l’estate parlare sono di caldo è riduttivo: infatti, il caldo è una condizione termica che presuppone una temperatura più elevata del solito, ma cosa succede se questa condizione si prolunga nel tempo? É qui che entra in gioco il termine cambiamento climatico, il mutamento duraturo delle temperature terrestri. Sono, quindi, proprio queste le parole che dobbiamo abituarci a utilizzare: cambiamento climatico, iniziato con la Rivoluzione Industriale e arrivato al boom nel dopoguerra. Gli anni più caldi mai registrati, secondo il WMO e il Copernicus, sono stati quelli del decennio 2015-2024, con un aumento di temperature 1,55°C rispetto al periodo che va dal 1850 al 1900. Il motivo è semplice: l'utilizzo di combustibili fossili(come carbone, petrolio e gas), che rilascia così gas serra concentrato nell'atmosfera, trattenendo energia che porta a un aumento di temperatura. Possiamo affermare che questo fenomeno è dovuto alle attività umane in contrasto con la natura.
L’ISTAT riporta che, in Italia, il 58,1% delle persone è preoccupato da questo fenomeno. Sempre secondo la stessa fonte, il 69,2% delle persone di 14 anni e più si dice preoccupato per i cambiamenti climatici e l’aumento dell’effetto serra, chiedendosi: come inciderà il cambiamento climatico sulla nostra vita adulta e sulle nostre scelte future?
