E da voi come si torna fra i banchi?
Il racconto del rientro a scuola post-Covid di una studentessa catalana: “Tutto il mondo è paese”
Laia Gomez Calderero | 5 October 2020

Questo virus ha segnato un “prima” e un “dopo” per tutti noi: ha cambiato il nostro modo di sentire le cose e, così facendo, ha cambiato anche tutto quello che abbiamo attorno. Anche noi studenti abbiamo dovuto adattarci a questo nuovo modo di vivere, che ci ha costretti a indossare la mascherina dal momento in cui si esce di casa fino al rientro, resistendo per le sei ore di lezione senza abbassarla mai.

Nella mia scuola sono cambiate molte cose: ora quasi tutte le lezioni le facciamo nella stessa aula e non possiamo cambiare stanza quando cambia la lezione; prima di entrare ci controlliamo sempre la temperatura e ci sono stati anche dei piccoli cambi negli orari. Il mio liceo è piccolo, perché comprende solo le ultime due classi prima dell’esame di maturità, (in Spagna gli ultimi due anni si chiamano bachillerato, ndr.) pertanto abbiamo diviso gli orari di entrata e di uscita per evitare di creare assembramenti. I ragazzi del primo anno fanno tutto dieci minuti prima: entrano alle otto meno dieci, escono in cortile dieci minuti prima delle 11 ed escono da scuola alle 14:20. Noi invece, i ragazzi del secondo anno, continuiamo con l’orario “normale”.

Questi piccoli cambiamenti sono dimostrazioni lampanti di come l’intera società abbia dovuto imparare ad adattarsi al virus. Il gel disinfettante per le mani e la mascherina ora sono diventati due elementi imprescindibili nei nostri zaini. Non si sentono più frasi come: “Mi presti una penna? La mia è finita!”, ma piuttosto: “Mi si è rotta la mascherina, qualcuno ne ha una in più?”. Tutti gli studenti hanno pacchetti interi di mascherine negli zaini, abbiamo dovuto imparare a trattenere il desiderio di abbracciarsi e cambiare il nostro approccio al lavoro scolastico, facendo tutto individualmente, senza poter fare gruppi di studio.

In più, la cultura è uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi economica, e nella mia scuola - a indirizzo discipline delle arti, della musica e dello spettacolo - dobbiamo lavorare nelle stesse condizioni dei professionisti. Facciamo attività semi sportive che implicano contatto ed è davvero impegnativo tenere sempre la mascherina, senza poter respirare bene e senza poterci toccare o poterci abbracciare nelle scene e nei lavori che lo richiedono.

Tutto questo ci lascerà un segno sia dal punto di vista psicologico che fisico: nulla sarà uguale a prima e dobbiamo adeguarci a quest’idea. Le nostre abitudini e le nostre consuetudini stanno cambiando velocemente, ma in fondo era davvero il momento di cambiare qualcosa, in un modo o nell’altro.

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