Luana e Christian, storie di morti sul lavoro
La storia di tante vite spezzate. Il lavoro deve permettere di vivere non deve portare alla morte
Matilde Gallì | 10 May 2021

Un bacio al figlio per non rivederlo più. La storia di Luana, uscita di casa per andare al lavoro e mai più rientrata. Luana era una giovane operaia uscita per andare a svolgere il proprio dovere in un luogo che avrebbe dovuto proteggerla e assicurarle un futuro e che invece quel futuro glielo ha negato. Luana è rimasta imbrigliata nell’ingranaggio di un orditoio e trascinata con forza nel meccanismo, uno strumento usato nelle fabbriche per comporre i tessuti; manovrava un macchinario così delicato dopo solo quattro ore di corso di formazione. La magistratura ha aperto un’indagine per sciogliere i nodi irrisolti e ha iscritto nel registro degli indagati la titolare dell’azienda e l’addetto alla manutenzione. L’ipotesi di reato per entrambi sarebbe omicidio colposo e rimozione e omissione dolosa delle cautele antinfortunistiche . La Procura ipotizza che sia stata rimossa la saracinesca protettiva del macchinario e che non fossero presenti altri sistemi di sicurezza previsti quali i pulsanti manuali per lo stop immediato e le fotocellule che permettono, in caso di pericolo, il blocco immediato dello strumento. 

Christian lavorava presso la fabbrica di Busto Arsizio, operaio in un’azienda di estrusione di materie plastiche rimasto schiacciato da un’enorme fresa industriale. La fresa ha ucciso lui e ha spezzato i sogni di una famiglia , di una moglie, di due bambine e di una mamma. Ogni giorno Christian si recava al lavoro fino a quell’ultimo giorno .”Siamo pochi” si lamentava. Il tempo forse darà anche una spiegazione sulla dinamica e sulle eventuali responsabilità dell’incidente, ma non darà più l’abbraccio del padre alle figlie al rientro dal lavoro.

La storia di tante vite spezzate. Il lavoro deve permettere di vivere non deve portare alla morte.