Hanau, attentato xenofono con arma da fuoco: 9 morti
Dietro la lunga fila di morti e attentati in nome della “supremazia bianca” c’è un paradigma sociale e politico che bisognerebbe analizzare
Valerio Caccavale | 20 February 2020

Voleva “annientare i popoli che la Germania non riusciva a espellere”. Sono queste le ragioni che hanno portato Tobias Rathjen, estremista di destra, a entrare nei due “Shisha bar” di Hanau e scaricare il suo fucile su 9 persone ferite a morte. Un piccolo paese vicino a Francoforte, dove le case sembrano uscite da una favola dei Grimm e le strade un posto tranquillo dove passeggiare, ma ieri sera le cose sono andate diversamente. L’intera comunità viene sconvolta da quei colpi da arma da fuoco che paralizzano un’intera città. Il gesto folle e illogico di un 43enne che entra in due bar della comunità curda e inizia a sparare alla cieca, massacrando anche una donna incinta e due ragazzi di origine nordafricana. Prima di togliersi la vita con la stessa arma, non lascia pietà nemmeno a sua madre di 72 anni.

 9 anni fa la città di Utoya venne scossa dalla strage del filonazista Anders Brievik con un attentato dalla enorme portata, oggi l’azione di attentati terroristici “fai da te” torna a farci riflettere su un pericolo imminente. Terroristi di ogni risma che entrano in contatto con le idee naziste e xenofobe. La strage di Hanau non è solo il saltuario “atto folle e inspiegabile”, una semplice meteora che passa e devasta una comunità. Si parlerebbe di terrorismo se le etnie fossero invertite, ma è questa la giusta parola da attribuire a un gesto così atroce. A pensarci bene, dietro la lunga fila di morti e attentati in nome della “supremazia bianca” c’è un paradigma sociale e politico che forse bisognerebbe analizzare. È la malattia del nostro tempo, quella precarietà psichica, fondata sull’inversione dei nessi causali sull’odio verso il più debole e sullo sdoganamento degli oppressori. Le stesse ideologie che hanno fomentato perennemente questo odio.

Le stesse dichiarazioni della Merkel che non sembrano offrire soluzioni concrete sono un’altra prova che questi tempi non stanno cambiando, ma che anzi, possono infiammare sempre più le idee estremiste. Non è un caso che in Germania negli ultimi anni si assista sempre più di frequente a queste azioni. Il tentato massacro ad Halle da parte di un estremista munito di caschetto e divisa da militare davanti a una Moschea, è il sintomo che il pericolo nazista non è alle porte ma è già tra noi. Diventa ancora più facile se ad aumentare l’onda terroristica contribuisca una estrema facilità nel reperire un’arma da fuoco o un “fucile sportivo” come l’AK-47. In Germania basta un semplice test per possedere un porto d’armi e l’Italia sta seguendo sempre più l’orma della politica tedesca. Nessun luogo è abbastanza tranquillo tra odio razziale e indifferenza le nostre menti rispecchiano solo questo stato di cose.