Riempiamo le piazze per Zaki, uno studente come noi
La speranza è che le mobilitazioni possano arrivare fino a Zaki, quantomeno per dargli la forza di resistere
Valerio Caccavale | 24 February 2020

Migliaia di manifestanti e striscioni disegnano il cuore di Bologna tra studenti e professori che gridano al solo desiderio di giustizia dopo il prolungamento dell’arresto per il giovane ricercatore Patrick George Zaki. Lì nella città emiliana, nucleo centrale dell’università e di accoglienza per chi studia, Zaki aveva trovato compagni e amici di corso che avevano fatto sentire lo studente egiziano come a casa. Un ragazzo con una grande preparazione e con un amore sfrenato per la ricerca sugli “studi di genere”, tema del master che stava preparando proprio in Italia. Il 7 Febbraio, lo studente 27enne tornato per far visita alla famiglia nella sua città natale di Mansoura, avrebbe dovuto passare un semplice periodo di vacanza, ma ad accoglierlo all’aeroporto de il Cairo, c’era la polizia del regime di Alsisi. Da quel momento ha inizio un incubo inimmaginabile: giorni e giorni di torture e prolungamento della detenzione con l’accusa di aver tentato di rovesciare il regime al potere. Un giovane 27enne che, manifestando il suo libero pensiero, è diventato vittima di un silenzioso vortice di ingiustizia il quale ha fatto sparire tanti altri giovani dissidenti politici o “semplici” attivisti per i diritti umani.

Anche i familiari di Giulio Regeni danno il pieno sostegno alla vicenda di Zaki e chiedono giustizia, perché il ricordo di quel corpo torturato e senza vita apparso nelle vie de il Cairo non si ripeta più. È uno stato di emergenza, e persino il Presidente del Parlamento Europeo Sassoli si è rivolto alle università, agli stessi studenti e ai docenti, per far sentire la piena vicinanza ad una vicenda che sembra sfuggire di mano un’altra volta come in quel maledetto gennaio del 2016 per la famiglia di Giulio. Ma la speranza è che le mobilitazioni e le di voci degli studenti che hanno a cuore la libertà per l’informazione possano arrivare fino a Zaki, quantomeno per dargli la forza di resistere.

 Il tribunale di Mansoura ha prolungato l’arresto, ma Zaki è fortunatamente ancora vivo grazie a tutte queste voci che hanno dato risonanza alla vicenda. Forse non sono bastate le roboanti dichiarazioni pubbliche delle istituzioni nazionali e internazionali le quali fanno fatica a raggiungere soluzioni o pronunciarsi in modo netto sulla questione, ma la volontà di studenti e giovani manifestanti alla ricerca della verità puntano i riflettori sul caso e non permetteranno che si ripeta un film già visto.