La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto il comizio di chiusura di Fenix per presentare la misura che vorrebbe fissare un numero massimo di studenti per classe, introdurre il divieto di burqa e niqab a scuola, come l’insegnamento obbligatorio dell’italiano per i genitori di studenti stranieri che non conoscono la lingua. Qualche giorno prima Roberto Vannacci aveva chiarito le sue posizioni a riguardo: separare gli alunni disabili e stranieri da tutti gli altri compagni come differenziare le classi in base al merito, già sentita convinzione da parte dell’AFD tedesca. La presenza di Vannacci nel discorso politico italiano sposta di giorno in giorno la percezione dell’attuale destra, da una posizione più esterna a una sempre più interna. Questo spostamento, che chi ascolta subisce quasi passivamente, si chiama finestra di Overton.
Il modello teorizzato negli anni 90 dall’ingegnere Joseph Overton studia come le idee possano passare da inaccettabili a legittime e, talvolta, legali. La teoria, nota come The Overton Window, schematizza i processi di persuasione e manipolazione delle masse funzionali al raggiungimento della piena accettazione di un’idea prima considerata inimmaginabile. Il sociologo americano sostiene così che, con la persuasione politica, si possano spostare per gradi segmenti o scalini di opinione pubblica, da posizioni divergenti rispetto a determinati principi, fino a posizioni da ritenere degne di consenso perché meglio di altre. Questa manipolazione è molto utile alla politica dal momento che permette di giostrare, proprio come fosse un burattino, l’opinione pubblica. In che senso? Giorgia Meloni, prossima alla campagna elettorale, recupera un tema toccato da Roberto Vannacci, per tutti emblema della destra estrema, e ripropone lo stesso tema in una versione più “centrale” se paragonata alla sua. Se un anno fa dire di limitare gli stranieri nelle classi era considerato l’ultima frontiera dell’estremismo, oggi non lo è più perché c’è chi propone di segregare studentesse e studenti. Dunque si è aperta una finestra nuova nel dibattito e nella mente pubblica per scelte politiche e sociali. Di questo spostamento, ne giova il nuovo arrivato nel gruppo del “dicibile” soprattutto. Il cambiamento è graduale dobbiamo immaginarlo come una salita di piani di “consenso” con un ascensore. Overton identifica sei fasi precise:
- L’impensabile “unthinkable”: momento in cui si spalanca la finestra. L’idea inizia a circolare, è ancora lontana dal pensiero comune, viene rifiutata, percepita come estrema e suscita repulsione, ma se ne comincia a parlare sempre più spesso;
- Radicale “radical”: la finestra resta nel campo delle trasgressioni non ammesse. L’idea è vista come un divieto ma, se le circostanze lo permettono, entra nello spazio della provocazione;
- Accettabile “acceptable”: nell’opinione pubblica si genera del confronto. L’idea entra nella sfera del socialmente rilevante e si creano domande a riguardo. “è giusto?”, “è sbagliato?”, “perché vietarlo?”;
- Ragionevole “sensible”: ora la situazione iniziale si ribalta. Diventa comprensibile e così ragionevole pensare in questo modo;
- Diffuso “popular”: la finestra è ormai quasi del tutto consolidata. L’idea inizialmente impensabile raccoglie consenso politico;
- Legale “policy”: superata la resistenza iniziale dell’opinione pubblica, l’idea è pronta per essere ufficialmente legalizzata in uno Stato.
Il processo di accettazione e legalizzazione ascensionale evidenziato da Overton riguarda ideologie o pensieri che provengono dalla destra come dalla sinistra. Gli esempi citabili sono vari e lo schema si ripete sempre. Nel caso dell’Olocausto la strategia è stata infatti graduale: discriminazione, persecuzioni da saltuarie a costanti, accettazione passiva da parte della cittadinanza europea, sterminio legalizzato. Stesso discorso per il genocidio in Palestina. Proprio come presentava Noam Chomsky nella metafora della “rana bollita”, se immergiamo una rana in una pentola d’acqua fredda e aumentiamo progressivamente il calore, l’animale non muore subito, si adatta passivamente fin quando l’acqua non diventa troppo calda da bruciarla. Adattarsi alle manipolazioni che subiamo, acceca. Si arriva a un punto in cui non ci si accorge più del passaggio tra ciò che era dicibile e indicibile. Opinioni un tempo aberranti diventano pane quotidiano, le si tollerano e promettono. L’avvento di Internet ha enfatizzato questa dinamica: la finestra di tolleranza è in continuo spostamento. Trovandoci immersi in una massimizzazione continua dell’engagement, il social crea delle vere e proprie echo chamber personalizzate sul singolo utente, per amplificare e rafforzare convinzioni andando sempre più oltre il limite iniziale. L’algoritmo mostra contenuti sempre più in linea con il pensiero del singolo, evita il contraddittorio e fornisce legittimazioni continue alle convinzioni radicali. Che sia tramite la creazione di bolle virtuali o con la restrizione del discorso pubblico a pochi temi, prendere e riprendere e rimodellare gli stessi soggetti sono i mezzi della manipolazione dell’opinione comune. Le democrazie si minacciano con l’appiattimento dei dibattiti e la povertà di temi e visioni, e questo chi crede poco nel potere democratico lo sa bene.
