Quello che le donne non meritano
Libera
In un tempo in cui alle donne non era concesso nemmeno entrare all’ Accademia si afferma Artemisia Gentileschi, simbolo di come una donna possa inserirsi in un contesto prettamente maschile
1 April 2019

La sua arte colpisce perché esprime drammaticità e dolore, la sua personalità affascina. Ma chi è la pittrice Artemisia Gentileschi? Figlia di un pittore pisano riesce ad emergere in un primo momento lavorando con il padre e travestendosi da uomo ma raggiunge l’apice della sua fama a Firenze, quando, vi si trasferisce costretta a reinventarsi dopo lo stupro subito e l’umiliante processo.

Quest’anno, soprattutto in seguito al successo avuto dalla mostra dedicata alla pittrice, i ragazzi del liceo Frisi di Milano si sono cimentati in un’intervista impossibile. Tre domande ad Artemisia Gentileschi che ci fanno riflettere sulla condizione delle donne nel XVII secolo ed oggi. Quanto è cambiata la situazione? Possiamo fare ulteriori passi avanti?

Quanto ha condizionato l’essere una donna la sua carriera artistica?

Ai miei tempi, per una donna, il progetto di una carriera da intraprendere in un ambito come quello artistico, dominato da soli uomini, era difficile e pieno di ostacoli. Ma non mi sono mai voluta arrendere. Ho avuto la fortuna di avere un padre pittore e ho potuto seguirne l’esempio, lavorando insieme a lui. Ho conosciuto quindi molti grandi artisti, come ad esempio Caravaggio, e pian piano sono riuscita a fare il mio ingresso nel prestigioso mondo dell’arte. 

 

Sappiamo che ha subito uno stupro: quanto ha influenzato la sua arte questo evento?

Ovviamente l’aver subito una violenza ha condizionato molto la mia vita, il mio essere donna. Da quel momento la pittura è divenuta per me una sorta di terapia attraverso cui oggettivare paure e angosce, confrontandomi direttamente con i personaggi che io stessa andavo creando sulle tele. Ricordate il mio dipinto Giuditta che decapita Oloferne? Ebbene è questo forse il quadro dove con maggiore forza riesco a dare libero sfogo alle mie sensazioni più crude e orribili: rispecchia a pieno tutto l’odio per chi mi ha stuprata infliggendomi così un’incancellabile sofferenza.

 

Si è sentita tutelata come donna dalla legge?

Non sono stata sufficientemente difesa dalle leggi della mia epoca. 

Dopo un umiliante processo che vide comunque accusato il mio stupratore, dovetti trasferirmi lontano da Roma, a causa della negativa risonanza che l’evento aveva avuto nei miei confronti. Andai ad abitare a Firenze e solo qui lentamente e con grande sforzo, la mia vita riprese il suo corso e la mia arte conquistò vette inattese che mi fecero divenire un’importante pittrice di successo, ricercata in tante città italiane ed europee.