Narciso, il mito che rivive grazie ai social
Nella società digitale, il noto mito greco acquista nuovi significati e ci ricorda di alzare lo sguardo da noi e dai nostri smartphone
Aurora Confalonieri | 6 April 2021

Il mito di Narciso è uno dei più famosi dell’intera mitologia greca. La storia del giovane, rovinato dalla sua stessa bellezza, spopola ancor oggi perché è portatrice di ideali comuni nella nostra società dell'immagine.

La storia

Secondo la versione più famosa, dall’unione tra il dio Cefiso e la ninfa Liriope nacque Narciso. Crescendo diventò un ragazzo di una bellezza unica e, proprio per salvaguardare questa sua qualità, sua madre si recò dall’astrologo Tiresia che, dopo aver consultato l’oracolo, previde che Narciso sarebbe vissuto a lungo e la sua bellezza non si sarebbe dispersa solo se non avesse più visto il suo stesso volto. La profezia si avverò, il giovane crebbe ma non in età né tanto meno in bellezza, rimasta inalterata e sempre smisurata. Era bello, pieno di sé, tanto che disdegnava o ignorava chiunque al di fuori della sua persona; l’unica cosa in cui riscontrava un minimo di amore e interesse erano le passeggiate da solo nella foresta e andare a caccia di animali selvaggi. Un giorno Narciso udì, tra le montagne, la voce della spensierata e incantevole ninfa Eco, che si innamorò perdutamente di lui al primo sguardo. Ma la superbia di Narciso era talmente grande che, sin dal primo incontro, non la degnò della minima attenzione. L’amore e il continuo rifiuto la consumarono, tanto che di lei rimase solo la flebile voce, capace di emettere solo le ultime sillabe pronunciate da altri. Questo non turbò l’animo di Narciso che rimase impassibile e continuò la sua vita come niente fosse. Però un giorno la vendetta della ninfa bussò alla porta del semidio, portandolo ad osservare, per la prima volta, la sua immagine riflessa nell’acqua di un fiume. Ogni volta che Narciso si avvicinava per toccarla, l’immagine si increspava e si distorceva, ma il morboso desiderio di vedere tale bellezza era talmente forte che lo spinse troppo oltre, facendogli perdere l’equilibrio, cadendo nel fiume senza riuscire più a tornare indietro.

Il significato nei secoli

Nella storia la figura di Narciso ha avuto molteplici significati tra cui la condanna della vanità, pratica molto diffusa nel Medioevo e la conoscenza di sé stessi, tratto fondamentale in quasi tutti i periodi della storia antica.

Narciso oggi

Per comprendere il ruolo di Narciso, proiettandolo al nostro secolo, occorre fare una parentesi sul pensiero e sugli ideali della nostra società. Viviamo in un mondo digitalizzato, dove l’accesso al mondo virtuale ha modificato le modalità di comunicazione interpersonale; i social sono ciò che più ci avvicina alla storia del mito; è l’essere dipendenti da quell’immagine perfetta che ci siamo creati da presentare agli altri. Questa tendenza alla ricerca del bello in ogni campo risulta artificiale poiché tende all’esibizionismo individuale, senza poter esprimere liberamente sé stessi, ma non sempre tutto ciò che si vuole mostrare è la realtà. Da questo deriva anche un forte attaccamento alla propria persona, che diventa egocentrismo e senso di superiorità verso gli altri. Questa concezione può essere riassunta in una parola, arrivata a noi oggi proprio grazie a Narciso, ovvero narcisismo. Da questa caratteristica può derivare anche una forte fiducia in sé stessi, utile per meglio affrontare le avversità con le proprie forze, ma nel contempo avere un’alta considerazione di sé può far perdere i punti di vista degli altri, considerandoli di poco valore. Il mito di Narciso si proietta alla perfezione in una società dove, soprattutto nel mondo digitale, si costruisce una maschera di una bellezza unica che innalza il proprio ego, ma che spesso cela una persona profondamente insicura e non consapevole della vera bellezza che possiede. Se la maschera viene indossata anche nella vita quotidiana si rischia, come Narciso, di specchiarsi e perdersi in una realtà che non appaga. Ognuno di noi è una perla rara, degno di essere considerato con le proprie imperfezioni che ci rendono unici; sta a noi saperle apprezzare per non ritrovarsi soli infondo a un lago.