Maschere su mascherine
Un’analisi dei tempi moderni dalla visione pirandelliana ai dispositivi di sicurezza imposti dal Covid.
Flavia Signorino | 8 March 2021

Quante volte camminando per strada durante quest’ultimo anno ci è capitato di incrociare lo sguardo di qualcuno e stentare a riconoscere la persona in questione? Quante volte nel tentativo di comunicare rispettando la famigerata distanza di sicurezza ci siamo trovati spiazzati per l’estrema difficoltà nel dialogare con il nostro interlocutore senza poter interpretare l’espressione altrui? Il 2020 ha senza dubbio cambiato ciascuno di noi. Ogni giorno siamo costretti a vivere nelle limitazioni e nelle imposizioni che sono certamente finalizzate ad assicurare la salute di tutti per un ritorno alla normalità. Indossiamo delle mascherine e spesso e volentieri ci lamentiamo di tutto ciò, quando in realtà conduciamo tutta la nostra esistenza indossando delle maschere.

La teoria di Pirandello

Il concetto di pirandelliana memoria si attualizza e diventa concreto nel momento stesso in cui varcando l’uscio di casa e nascondendoci dietro i nostri dispositivi di sicurezza finiamo per essere chi non siamo. Il celebre scrittore siciliano riteneva che ciascuno di noi indossi una maschera diversa per ogni contesto in cui si relazioni col prossimo che cambia nelle mille circostanze della giornata. Siamo padri, madri e figli, ma diventiamo studenti, avvocati, artigiani nel momento in cui raggiungiamo il posto di lavoro. Siamo amici e parenti disinvolti e allegri ma nell’intimo momento di solitudine diventiamo logorati ed esausti individui. Ognuno è, citando una delle celebri opere di Pirandello, uno ma al contempo centomila e si riduce ad essere nessuno.

Giù le maschere, su le mascherine

Gli esasperanti tempi moderni hanno solo esacerbato tutto ciò. La costrizione ad indossare una maschera su quella che da sempre portiamo metaforicamente sui nostri volti ha da una parte aumentato la nostra tendenza ad assumere volti diversi, dall’altra ci ha però annichiliti e ridotti ad una sorta di uniformità in cui cadono le maschere e diventiamo tutti nessuno. Uguali di fronte alla malattia, piccoli, soli ed impotenti. Non si distinguono più le tante maschere che delineano la nostra reputazione, piuttosto torniamo ad assumere quell’essenza che si nasconde dietro la maschera ma emerge dalla mascherina.