È ancora possibile avere uno stile proprio?
O siamo governati dalla moda e dalle aziende che se ne occupano?
Valentina Balzano | 11 December 2020

Devo trovare il mio stile. Ecco uno dei grandi dilemmi che affligge i giovani d'oggi. Capire in quali vesti ci si sente a proprio agio è fondamentale: aumenta la sicurezza in sé stessi e ci dà uno strumento in più per affrontare il mondo. Ma è davvero possibile avere uno stile solo nostro? Oppure ne scegliamo uno tra quelli che ci vengono proposti? Sappiamo bene che ormai nel 2020 la moda è alla portata di tutti. In linea teorica potremmo essere ciò che vogliamo, ma concretamente possiamo? O forse proprio questo carattere della moda di essere diventata “per tutti” ci impedisce di essere originali? In poche parole: decidiamo ancora autonomamente chi essere e come mostrarlo al mondo o siamo sempre più omologati? Per rispondere a tutte queste domande bisogna analizzare due fenomeni: la diffusione dei social network e del fast fashion.

Modal e social network

Per prima cosa c'è da dire che la moda è un argomento molto gettonato sui social: l'80% degli utenti di Instagram segue almeno un'azienda di moda e un terzo delle storie più popolari sono proprio di brand. Inoltre possiamo vedere come ci sia un'interazione sempre maggiore tra social network e moda. Una prova tangibile di questa influenza dei social è una delle ultime scelte di Prada. L'azienda infatti, durante l'ultima fashion week, ha invitato la famosissima tiktoker Charli D'Amelio alla sfilata autunno inverno 2020/21, chiedendole in cambio di postare contenuti sul suo profilo. Ma tutto questo cosa ci dice? Che tutti, in tutte le parti del mondo, vediamo le stesse cose. Sono i social stessi a lanciare le tendenze e lo fanno sempre più velocemente e riferendosi a sempre più persone. Tik tik, stories e post su Instagram, articoli su blog e video su Youtube: siamo  costantemente circondati da stimoli da cui prendere ispirazione. Ma questo mondo dei social, dove vediamo decine di nuove tendenze al giorno, si scontra con la realtà. Come possiamo permetterci di stare al passo con un processo così rapido?

Fast fashion

Ecco che entra in gioco il fast fashion. Stiamo assistendo ad una vero e proprio passaggio dal pret-à-porter al fast fashion. Il pret-à-porter è il settore dell'abbigliamento che comprende abiti confezionati in serie e con taglie standard, quindi non su misura, ma che mantiene una rigorosa attenzione alla qualità e alla ricercatezza. È quindi un settore orientato alla vendita, ma che implica comunque tempi abbastanza lunghi, prezzi non accessibili a tutti e una quantità non esagerata di prodotti finiti. Come già accennato, però, la moda sta assumendo un'impronta sempre più “veloce”. L'espressione fast fashion, letteralmente “moda veloce”, nasce nel 1989, quando il New York Times la usa per definire un nuovo brand spagnolo: Zara. Ad oggi Zara fa parte di un complesso di negozi chiamato Inditex (che include anche negozi come Bershka e Stradivarius) che ha incassato 736 milioni di euro solo nel primo trimestre del 2019. Il fast fashion consiste in un'elevata produzione, che permette di avere prezzi più bassi, e nell'offerta continua di nuovi capi. Ripropone ciò che è di tendenza sui social e tra le grandi case di moda, ma con prezzi accessibili a tutti e in maggiore quantità.

È ancora possibile avere il proprio stile? 

In un mondo in cui la quantità conta più della qualità, capite che questo è la diretta risposta a quello che la gente, influenzata dai social, richiede. Si tratta di un intrecciato meccanismo: i social danno le idee, lanciano le tendenze e le aziende di fast fashion danno le possibilità a tutti di concretizzare queste idee. Mettono a disposizione i mezzi per avere tutto ciò che si vuole ed averlo nel minor tempo possibile. Tutto ciò va ad intaccare quello che è un gusto personale per favorire un gusto “di massa”. Si tratta di perdere la differenziazione stilistica non solo tra le persone, ma anche tra i vari paesi del mondo. Conoscendo questi fenomeni e ciò che ne deriva, sta a ognuno di noi rispondere: è ancora possibile avere uno stile proprio?